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Visita al Duomo di Milano – per studenti classi IV e V A – Istituto Paritario “S. Freud”

Martedì 7 febbraio 2006, gli studenti di classe IV A, e venerdì 24 febbraio 2006, gli studenti di classe V  A  dell’Istituto Paritario “S. Freud”  hanno visitato con grande entusiasmo e partecipazione il Duomo di Milano, luogo simbolico del capoluogo meneghino.

STORIA DELLA NASCITA DEL DUOMO DI MILANO

Il Duomo fu iniziato nel 1386 dall’arcivescovo Antonio da Saluzzo, con il consenso del signore di Milano, Gian Galeazzo Visconti, nelle forme del Gotico padano che utilizzava il cotto.  Fu attorno alla metà del 1387 che il Visconti, volendo farne il simbolo del proprio potere, impresse al Duomo un nuovo assetto stilistico-costruttivo.

Allo scopo, il 16 ottobre 1387 il Visconti costituì la Veneranda Fabbrica del Duomo, con il compito di riprogettare il Duomo secondo i modi del maturo Gotico internazionale.  La Fabbrica vi provvide con i propri ingegneri e architetti, tra i quali i “lombardi” Maestri Campionesi, conservando il costruito e la prevista planimetria della zona absidale, ma improntando il Gotico transalpino dell’esperienza costruttiva del Romanico lombardo.

Da ultimo, poichè il cotto non consentiva la realizzazione del nuovo modello di Gotico, il Visconti mise a disposizione della Fabbrica la cava di marmo di Candoglia, situata nella bassa Valdossola; i blocchi venivano trasportati a Milano, per via d’acqua, fino al laghetto di S. Stefano in Brolo, per essere lavorati nella “Cassina”, il cantiere posto a ridosso dell’abside.

Il Duomo non è il frutto di un unico progettista, ma di una équipe cui parteciparono i migliori architetti, ingegneri, scultori e capimastri lombardi – come Simone da Orsenigo, Andrea e Filippino degli Organi da Modena, Zeno, Marco e Giacomo da Campione, Giovannino de’ Grassi, Paolino da Montorfano, Bernardo da Venezia – e consulenti stranieri, annualmente convocati dal duca fino al 1400, tra i quali Anichino de Alemania, Ulrico da Fussingen, Enrico III Parler “il Gamodia”, Nicola de’ Bonaventis e Giovanni Mignot.

 

La mancanza nel Milanese di numerosa mano d’opera idonea alla lavorazione del marmo e alla costruzione di impegnative strutture murarie lapidee indusse la Fabbrica a farsi importatrice di artefici specializzati dal “mercato comune europeo” delle cattedrali, nel quale le maestranze circolavano liberamente – era richiesta la sola competenza -, spostandosi dall’una all’altra località, sempre, però, in un omogeneo bacino culturale. Queste maestranze convennero a Milano e si unirono alle migliaia di architetti, ingegneri e tecnici, capimastri, muratori e manovali, fabbri e falegnami, scultori (compresi i Campionesi e gli eredi della bottega del pisano Giovanni di Balduccio) e lapicidi nostrani: il cantiere del Duomo si trasformò in un crogiuolo nel quale culture, esperienze e linguaggi diversi ebbero a fondersi nel singolare Gotico della cattedrale milanese.

Per questi motivi, straordinariamente ricca di inflessioni fu la produzione scultorea dello scorcio del XIV sec.  Ai locali Jacobello delle Masegne, Matteo Raverti, Paolino da Montorfano, Jacopino da Tradate, Giovannino de’ Grassi, Nicolò da Venezia e Maffiolo da Cremona si affiancarono artisti transalpini, tra i quali Hans Fernach, Annex Marchestem e Pietro Monich.

A questa vitalità del cantiere presiedevano la capacità gestionale della Fabbrica e l’appassionato interessamento dei Milanesi, che nel Duomo celebravano la loro fede e capacità imprenditoriale.

 

 

 

 


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