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SCUOLA SUPERIORE PRIVATA PARITARIA
DECRETO N.388 MITF005006
DECRETO N.1139 MITNUQ500H

Progetto “timidissimo me”

Cosa è la timidezza?

La timidezza può essere definita come una difficoltà a rispondere in modo adeguato alle situazioni sociali. Rappresenta un modo di essere durevole ed abituale ed è caratterizzata da una tendenza a mantenersi in ombra e a faticare nel prendere iniziative nelle situazioni sociali.

La timidezza è caratterizzata da sentimenti di ansia ed inibizione comportamentale, che riflettono la credenza di essere valutati prima, durante, e dopo situazioni sociali.

  • Componente affettiva: emozioni riferibili ad un’attivazione fisiologica del corpo.
  • Componente cognitiva: credenze relative a se stessi prima, durante o dopo una situazione sociale.
  • Componente comportamentale: difficoltà a mettere in atto risposte comportamentali adeguate alle situazioni sociali.

Alla base della timidezza, ci sono specifiche dinamiche che mantengono questo funzionamento:

  1. Il conflitto avvicinamento- allontanamento: tra il desiderio di entrare in relazione con l’ambiente e gli altri ed il timore di non saperlo fare.
  2. Il lento meccanismo di riscaldamento relazionale: bisogno di tempi più dilatati per riuscire ad entrare il relazione.
  3. Zona di comfort limitata: repertorio limitato di azioni e strategie nelle situazioni sociali.

Fobia Sociale e timidezza sono entrambi definiti in letteratura da descrizioni decisamente simili, che includono sintomi somatici (ad esempio: tremore, sudorazione, arrossimento), sintomi cognitivi (ad esempio: timore del giudizio negativo dell’altro) e sintomi comportamentali (per esempio: ritrosia ad ingaggiarsi in interazioni sociali).

Nonostante questi aspetti condivisi tra i due costrutti, la relazione tra timidezza e fobia sociale rimane poco chiara. Inoltre, la timidezza risulta essere una condizione che da molti viene considerata un tratto di personalità normale, da non confondersi con una patologia quale la fobia sociale (Bernardo J. Carducci et al., 1999; M. B. Stein, 1996).

La timidezza infatti non è patologica, poiché la persona timida, dopo un periodo iniziale di imbarazzo, generalmente perviene ad un adattamento soddisfacente.

Nonostante la timidezza non sia una caratteristica patologica, TIMIDISSIMO ME ha come obiettivo quello di ridurre le sensazioni negative che spesso accompagnano gli individui nel corso delle situazioni sociali.

Recentemente ho personalmente collaborato con Bernardo J. Carducci, Professore di Psicologia presso l'Indiana University Southeast e direttore dell'Istituto di Ricerca sulla Timidezza della Indiana University Southeast. Nella nostra ricerca, presentata al 14° Congresso Europeo della Psicologia, presso l’Università degli studi Milano-Bicocca, abbiamo analizzato i processi cognitivi che intervengono nella relazione tra timidezza e fobia sociale, al fine di comprenderne le differenze qualitative. I risultati sono stati soddisfacenti: abbiamo individuato il pensiero di tipo depressivo come mediatore tra timidezza e ansia sociale, di conseguenza, una adeguata alfabetizzazione emotiva ed un intervento preventivo sul pensiero depressivo e ruminativo, potrebbe prevenire, in soggetti timidi, lo sviluppo di una futura fobia sociale.

Tali risultati sono stati confermati da un ulteriore lavoro, presentato quest’anno al Forum della Psicoterapia a Riccione, in cui abbiamo osservato come la ruminazione, ovvero la tendenza a chiedersi e richiedersi cosa si è sbagliato in una determinata situazione o come esperienze passate avrebbero potuto svolgersi in maniera diversa, influisca negativamente nell’approccio alle situazioni sociali da parte delle persone timide e come inoltre, favorisca il sorgere di una futura fobia sociale.

 

La timidezza a scuola

La timidezza non è solo sinonimo di difficoltà e disagi, ma racchiude anche una serie di qualità e abilità che, se efficacemente utilizzate, possono diventare un punto di forza, come per esempio, la maggiore e più prolungata capacità di attenzione.  In ambito scolastico, le difficoltà relazionali possono avere ripercussioni nei confronti dei compagni ma anche nei confronti del corpo docente, innescando inevitabilmente un circolo vizioso a discapito del ragazzo stesso. Il timore del giudizio altrui, prima dopo e durante una performance infatti, può spostare l’attenzione del ragazzo su di sé e non sulla performance stessa, aumentando in tal modo la probabilità che ciò che teme si verifichi.

 

Programma del corso

Il corso si articola in 8 incontri di gruppo, della durata di 90 minuti ciascuno.

I° incontro - alfabetizzazione emotiva: riconoscere e nominare le emozioni

II°incontro - il metodo ABC e la connessione pensiero-emozione

III°incontro - analisi della componente affettiva: emozioni riferibili ad un’attivazione fisiologica del corpo.

IV°incontro - la componente cognitiva: credenze relative a se stessi prima, durante o dopo una situazione sociale.

V°incontro - verifica della componente comportamentale: difficoltà a mettere in atto risposte comportamentali adeguate alle situazioni sociali.

VI°incontro - analisi delle dinamiche che mantengono la timidezza.

VII°incontro - introduzione di strategia comunicative e prossemica.

VIII°incontro - verifica delle competenze apprese.

 

 

Obiettivo

L’obiettivo del corso è quello di fornire ai ragazzi nuovi strumenti di comunicazione nelle interazioni sociali, partendo dalla propria consapevolezza emotiva, di creare nuove amicizie e sperimentarsi in modo nuovo nell’ambiente scolastico e non. Si articolerà in incontri frontali alternati a simulazioni e vere e proprie azioni volte a mettere in pratica ciò che si apprende durante la frequenza del corso.

 

 

 

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