7 luglio 2026
Ci siamo. Anche quest'anno la campanella della maturità ha suonato per l'ultima volta e i nostri studenti possono finalmente tirare un sospiro di sollievo. Dopo settimane di ripassi, notti passate a chiedersi se fosse davvero necessario ricordare proprio quel dettaglio, e l'eterna domanda "ma secondo te cosa mi chiederanno?", il traguardo è stato raggiunto.
Ogni maturità racconta una storia diversa. C'è chi è arrivato sicuro di sé e chi ha nascosto l'ansia dietro una battuta. Chi ha scoperto di sapere molto più di quanto pensasse e chi, entrando nella commissione, era convinto di aver dimenticato perfino il proprio nome. Eppure, una volta usciti, tutti avevano qualcosa in comune: lo sguardo di chi ha superato una prova importante.
La maturità non misura soltanto quello che si è studiato. Racconta anche la capacità di affrontare l'incertezza, di gestire la paura, di credere nelle proprie possibilità anche quando i dubbi sembrano fare più rumore delle certezze.
In questi anni abbiamo visto i nostri studenti crescere, cambiare idea, superare ostacoli, fare domande, commettere errori e imparare da essi. Li abbiamo accompagnati nel loro percorso, osservando con soddisfazione come, giorno dopo giorno, siano diventati ragazzi e ragazze più consapevoli.
Ora si apre un nuovo capitolo. Per qualcuno sarà l'università, per altri il mondo del lavoro, un'accademia o nuove esperienze ancora tutte da scrivere. Le strade saranno diverse, ma il bagaglio che portano con sé è lo stesso: competenze, impegno, relazioni e la consapevolezza di poter affrontare anche le sfide che oggi sembrano più grandi.
A tutti i nostri diplomati va il più sincero augurio della Scuola Paritaria Freud: conservate la curiosità, non abbiate paura di cambiare strada se necessario e ricordate che ogni traguardo raggiunto è sempre il punto di partenza per qualcosa di nuovo.
E, almeno per qualche giorno, concedetevi il lusso di non sentire la parola "interrogazione". Ve la siete meritata.
Congratulazioni, maturi. Davvero.
D.F.
