25 agosto 2026
C'è un momento, alla fine dell'estate, in cui un docente capisce che le vacanze stanno davvero finendo.
Non è necessariamente quando si guarda il calendario e si scopre, con una certa inquietudine, che agosto ha deciso di correre. Non è nemmeno quando compare il primo post sui social con la fatidica frase "Back to school!", accompagnata da quaderni nuovi, zaini immacolati e sorrisi che sembrano suggerire che il rientro a scuola sia una specie di festa nazionale.
No. Il momento esatto arriva quando, apparentemente senza motivo, si comincia a pensare alla scuola.Prima una cosa piccola: "Chissà che classe avrò quest'anno."Poi un'altra: "Devo riguardarmi quella programmazione." E infine, inevitabile: "Ma quest'anno quando inizia esattamente?" A quel punto è fatta. La scuola è tornata.
L'estate del docente dura sempre un po' meno
Per quanto ci si provi, l'insegnante non riesce mai a separarsi completamente dalla scuola. Durante le vacanze si può cambiare città, orari, abitudini, perfino fuso orario. Ma c'è sempre un angolino della mente che continua a funzionare in modalità docente. Si vede un gruppo di ragazzi al bar e si pensa: "Questa dinamica di gruppo mi ricorda qualcosa...". Si entra in una libreria e, invece di cercare un romanzo per sé, si finisce davanti allo scaffale dei testi che potrebbero essere utili per una lezione. Si incontra un ragazzo particolarmente curioso e si pensa: "Questo avrebbe delle belle domande da fare in classe." E poi c'è il grande classico di fine agosto: aprire per caso il computer "solo per dare un'occhiata" e ritrovarsi, un'ora dopo, con ventisette schede aperte, una programmazione da sistemare e la convinzione di aver iniziato benissimo l'anno scolastico.È in questi momenti che si comprende una semplice verità: un docente non va mai davvero in vacanza dalla scuola. Al massimo, la mette in pausa.
E poi arriva l'attesa
Il nuovo anno scolastico porta con sé una sensazione particolare. È un'attesa fatta di entusiasmo e di piccoli dubbi, di curiosità e di domande. Come saranno gli studenti che incontreremo? Quali saranno le loro passioni? Quali difficoltà dovremo affrontare? Quali sorprese ci aspettano? Ogni anno, in fondo, ripartiamo da una pagina bianca. Possiamo avere esperienza, programmi, lezioni già preparate, anni di insegnamento alle spalle. Possiamo sapere perfettamente cosa ci aspetta... e, contemporaneamente, sapere che non lo sappiamo affatto. Perché la scuola è fatta di persone. E le persone non si possono programmare completamente. Ogni classe ha il suo ritmo, le sue energie, le sue battute, i suoi silenzi. Ogni studente porta con sé una storia che spesso non conosciamo ancora. E ogni docente, entrando in aula, porta qualcosa di sé: competenze, aspettative, stanchezza, entusiasmo, qualche preoccupazione e – perché no – anche la speranza che il proiettore funzioni al primo tentativo.
Le aspettative di un insegnante
Quando si parla di scuola si pensa spesso alle aspettative degli studenti. Ma anche i docenti, all'inizio dell'anno, hanno le proprie. Ci aspettiamo di riuscire a coinvolgere. Di trovare il modo giusto per spiegare quell'argomento che, sulla carta, sembrava semplicissimo e che invece davanti alla classe improvvisamente assume la complessità della fisica quantistica. Ci aspettiamo domande. Anzi, speriamo nelle domande. Perché una domanda inattesa, anche quando ci costringe a rivedere completamente la lezione preparata, è spesso uno dei segnali più belli che possiamo ricevere. Ci aspettiamo di imparare. Sì, anche noi. Perché insegnare significa continuamente confrontarsi con punti di vista diversi, cambiare prospettiva, aggiornarsi, mettersi in discussione. Significa scoprire che una spiegazione che funzionava perfettamente l'anno scorso quest'anno potrebbe lasciare tutti con la stessa espressione che abbiamo noi quando leggiamo le istruzioni di una stampante nuova. E soprattutto ci aspettiamo di costruire relazioni. Perché alla fine dell'anno, tra verifiche, interrogazioni, consigli di classe, riunioni e scadenze, ciò che rimane davvero sono gli incontri.
Il primo giorno non è mai soltanto il primo giorno
Poi arriverà il momento. La scuola si riempirà di nuovo di voci, passi, domande e risate. Le aule torneranno a vivere. I corridoi riacquisteranno il loro rumore caratteristico. Le agende si riempiranno rapidamente e quel calendario che a fine agosto sembrava ancora così lontano inizierà a correre. E noi docenti saremo lì. Con le nostre lezioni preparate. Con le nostre aspettative. Con qualche dubbio. Con la voglia di ricominciare. Forse anche con un po' di nostalgia per quelle mattine in cui nessuno ci chiedeva: "Prof, ma oggi cosa facciamo?" Ma soprattutto con la consapevolezza che ogni nuovo anno scolastico è un'occasione per ricominciare. Non da zero, perché portiamo con noi tutto ciò che abbiamo imparato prima.
Ma da un nuovo punto di partenza.
E forse è proprio questa la cosa più bella dell'insegnamento: la possibilità, ogni settembre, di tornare in aula e scoprire che qualcosa può ancora sorprenderci. Adesso, però, manca ancora qualche giorno. Quindi possiamo concederci un'ultima piccola bugia: "Quest'anno non penserò alla scuola fino al primo giorno." Sappiamo già tutti come andrà a finire. E, in fondo, va bene così.
Buon nuovo anno scolastico a tutti.
Agli studenti che stanno per tornare, alle famiglie che li accompagneranno e a noi docenti, che ci prepariamo a riaprire le porte della scuola con la solita valigia di progetti, domande e aspettative.
Un Docente della Scuola Paritaria S.Freud
