27 ottobre 2026
Il bilanciamento tra il diritto fondamentale alla protesta e la doverosa tutela della proprietà sia pubblica sia privata, rappresenta uno dei nodi concettuali e politici più complessi all’interno delle democrazie contemporanee. In quanto, la libertà di manifestazione e la libera espressione del pensiero costituiscono strumenti indispensabili per dare voce alle istanze dei cittadini e per sollecitare importanti trasformazioni sociali; tuttavia tale diritto si trova costantemente a dover convivere con la necessità di garantire la sicurezza della collettività, l’integrità dei beni materiali e la serena fruizione degli spazi urbani. Per conciliare queste due dimensioni apparentemente contrapposte, le istituzioni e i sistemi giuridici si avvalgono del principio di proporzionalità, consentendo l’occupazione e l’uso temporaneo dello spazio pubblico che comporta inevitabilmente qualche disagio alla normale quotidianità cittadina, purché il tutto si svolga nel rispetto della convivenza civile. Dal momento che i beni pubblici appartengono all’intera comunità e le risorse impiegate per riparare eventuali danni vengono sottratte ai servizi essenziali; mentre la proprietà privata tutela la sfera individuale di sicurezza di ciascun cittadino, in un simile quadro concettuale il ricorso alla protesta violenta non solo si rivela del tutto superfluo ma risulta persino controproducente per le cause che si intendono sostenere, poiché gli atti di vandalismo e l’uso della forza finiscono inevitabilmente per distogliere l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica dai contenuti ideali della mobilitazione, concentrandola unicamente sugli scontri e sui danni provocati con il risultato di svalutare la forza del messaggio originale. Al contrario, l’esperienza storica dimostra ampiamente come i movimenti basati sulla resistenza non violenta e sulla disobbedienza civile pacifica riescano a coinvolgere una base di popolazione molto più ampia e trasversale, conquistando un ampiezza di consenso tale da favorire riforme legislative e sociali durature e profonde; in definitiva la reale ed efficacia forza di una protesta risiede nella sua capacità di mobilitare le coscienze attraverso il dialogo, la persuasione e il rispetto nei confronti dei beni comuni e privati, non costituisce un limite alla radicalità delle rivendicazioni, ma rappresenta la condizione primaria per assicurare la massima legittimità e il successo delle battaglie sociali nel lungo periodo. Dopo aver fatto un quadro generale della domanda, passerei a quello che è successo a Milano negli ultimi giorni, come ben noto a tanti la situazione è stata instabile e lo è ancora dal momento che in giro sono ancora presenti gruppi “terroristici”, se così li vogliamo definire. Per chi non fosse al corrente dei fatti successi, nel week-end del 17 di Ottobre Milano è diventata campo di guerriglia urbana e di distruzione generale. Per guerriglia urbana si intende che dei mal intenzionati lanciassero addosso alle forze dell’ordine delle bombe a mano, fumogeni, bombe carta, san pietrini e diversi oggetti in grado di ferire gravemente, a causa di essi ci sono stati una ventina di feriti, i più gravi tra gli agenti. Durante questi atti di violenza sono accaduti anche svariati furti, visto che diversi protestanti non legati a gruppi politici hanno distrutto vetrine e hanno rubato parecchi oggetti di valore, a questo punto non si può più sostenere che questa protesta fosse sul caro vita, ma bensì fosse solo per creare disagi e mettere a ferro e fuoco la città. Nel corso della protesta erano presenti anche tanti minorenni che erano in piazza con l’obbiettivo di fare putiferio; alcuni di essi hanno affermato sui social “no perché bisogna provare la sensazione del lacrimogeno della polizia”. Il Corriere della Sera ha riportato anche altri tipo di insulti riguardo alle forze dell’ordine “Sbirri di m***a, quando ci dovete difendere dove siete?”, “Mi hanno accoltellato quando avevo 13 anni, non sono neanche usciti. E adesso sono qui a massacrarci”. Se questa violenza non fosse abbastanza, negli ultimi giorni sono passate sui social delle foto di chat di ragazzi che stavano organizzando stupri di gruppo, e giustamente molte ragazze giovani si sono spaventate e per alcuni giorni non si sono presentate a scuola. Oltre a questo gravissimo fatto sono usciti anche falsi avvisi di situazioni di emergenza dal comune di Milano, e si possono tranquillamente smentire guardando attentamente se sono presenti timbri del comune, o più semplicemente andando sul sito ufficiale del comune, con ciò si può benissimo presupporre che siano stati scritti dall’IA. Pertanto, gli eventi a Milano evidenziano in modo chiaro, il confine sottile ma importante che distingue il diritto di manifestare da una deriva violenta. Quando la piazza passa ad atti di vandalismo, aggressioni, piccoli reati e addirittura minacce online, il senso iniziale della protesta scompare del tutto. La reale forza di un cambiamento sociale si basa sulla capacità di unire e convincere, non sulla distruzione del patrimonio comune o sulla diffusione della paura. Salvaguardare lo spazio pubblico e la sicurezza di tutti i cittadini non vuol dire sopprimere il dissenso, ma assicurare che le battaglie sociali mantengano la loro forza, la loro dignità e la loro legittimità.
