15 settembre 2026
Valditara: istituti tecnici e professionali diventeranno licei. Verso una scuola superiore senza percorsi di serie A e serie B
Una possibile svolta si prepara per la scuola secondaria italiana. Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato l'intenzione di superare la tradizionale distinzione nella denominazione tra licei, istituti tecnici e istituti professionali, attribuendo a tutti i percorsi la denominazione di "liceo". La proposta dovrebbe essere inserita in un prossimo decreto-legge e nasce da un principio preciso: riconoscere la pari dignità di tutti i percorsi della scuola secondaria di secondo grado, superando una distinzione che, anche nell'immaginario collettivo, ha spesso finito per creare una gerarchia tra formazione liceale, tecnica e professionale.
Tecnici e professionali diventeranno licei?
Secondo quanto annunciato dal ministro, l'obiettivo non è rendere uguali i diversi percorsi di studio, ma superare la distinzione terminologica tra "liceo" e "istituto". Un istituto tecnico continuerà quindi ad avere una formazione caratterizzata da discipline scientifiche, tecnologiche e professionalizzanti; analogamente, i percorsi professionali conserveranno le proprie specificità. A cambiare sarebbe innanzitutto la loro denominazione e il riconoscimento culturale attribuito ai diversi percorsi. Valditara ha spiegato che non avrebbe più senso distinguere, sul piano della dignità scolastica, tra un liceo classico o scientifico e un percorso agrario, chimico, informatico o meccatronico.
Una scelta per superare l'idea delle scuole di "serie B"
Dietro il cambiamento del nome esiste una questione educativa molto più importante. Per decenni una parte dell'opinione pubblica ha considerato il liceo come il percorso destinato agli studenti con migliori risultati scolastici e gli istituti tecnici e professionali come una scelta alternativa o, talvolta, di secondo livello. È una visione che merita di essere superata.
Un percorso scolastico non vale di più perché è maggiormente teorico e non vale di meno perché possiede una forte componente tecnica, tecnologica o professionale.
La qualità di una scuola dipende dalla preparazione che riesce a offrire, dalla competenza dei suoi docenti, dalla capacità di valorizzare gli studenti e dalle opportunità che costruisce per il loro futuro.
Pari dignità non significa rendere tutti uguali
Questo è probabilmente il punto più interessante della proposta. Riconoscere pari dignità a tutti gli indirizzi non significa cancellarne le differenze. Al contrario, significa riconoscere che esistono talenti differenti e differenti modi di apprendere.
Uno studente può avere una forte predisposizione per le discipline umanistiche, un altro per la matematica, un altro ancora per l'informatica, la tecnologia, la comunicazione, il turismo o le attività laboratoriali. La scuola dovrebbe aiutare ciascuno a individuare il percorso nel quale le proprie capacità possano esprimersi meglio.
Il collegamento con la filiera 4+2
La proposta del ministro si inserisce anche nel percorso di valorizzazione della filiera tecnologico-professionale 4+2, che mette in relazione istruzione tecnica e professionale, ITS Academy, formazione e mondo produttivo.
Per l'anno scolastico 2026/2027 la filiera 4+2 ha registrato 10.532 iscritti, quasi il doppio rispetto ai 5.449 dell'anno precedente.
Nel complesso, tuttavia, le scelte degli studenti continuano a mostrare una forte prevalenza dei licei: il 55,88% dei nuovi iscritti ha scelto un percorso liceale, il 30,84% un istituto tecnico e il 13,28% un professionale.
Dati che dimostrano quanto sia ancora importante lavorare sull'orientamento e sulla percezione sociale dei diversi indirizzi.
Non basta cambiare il nome
La proposta apre però anche una riflessione. Cambiare una denominazione può contribuire a modificare la percezione culturale di un percorso, ma non può essere sufficiente da solo. La vera valorizzazione dell'istruzione tecnica e professionale passa dalla qualità della didattica, dai laboratori, dalle competenze digitali, dal rapporto con le imprese, dai percorsi PCTO, dall'internazionalizzazione e dalla capacità di collegare ciò che si studia a scuola con l'università, gli ITS Academy e il mondo del lavoro. La sfida sarà quindi fare in modo che al cambiamento terminologico corrisponda una crescita sostanziale della qualità e delle opportunità offerte agli studenti.
La visione della Scuola Freud: scegliere sulla base del talento, non del prestigio
Per la Scuola Freud, questo dibattito tocca un principio educativo fondamentale: lo studente deve essere accompagnato verso il percorso più adatto alle proprie capacità, aspirazioni e caratteristiche personali. L'orientamento non dovrebbe mai partire dalla domanda: "Qual è la scuola più prestigiosa?". La domanda corretta dovrebbe essere: "Qual è la scuola più adatta a questo ragazzo?" È una differenza sostanziale. Un giovane che sceglie un percorso tecnico perché appassionato di informatica, tecnologia o economia non sta scegliendo una scuola di livello inferiore. Sta scegliendo una formazione diversa, che può condurlo all'università, agli ITS Academy oppure direttamente verso professioni altamente specializzate.
Allo stesso modo, l'istruzione professionale deve essere considerata per ciò che realmente può rappresentare: una formazione capace di integrare cultura, competenze e concretezza operativa.
Una scuola per tutti, una scuola per ognuno
La proposta annunciata dal ministro Valditara può quindi rappresentare l'occasione per affrontare un problema culturale che precede quello terminologico. Non esistono studenti di serie A e studenti di serie B. E, di conseguenza, non dovrebbero esistere scuole considerate di serie A e scuole considerate di serie B.
Esistono ragazzi differenti, con talenti differenti, ai quali la scuola deve offrire percorsi differenti ma di pari dignità. Se il cambiamento annunciato riuscirà realmente a rafforzare questo principio, non sarà soltanto una modifica del nome degli istituti. Sarà un passo verso una scuola nella quale la scelta dell'indirizzo non rappresenti una graduatoria di valore, ma l'inizio di un percorso costruito intorno alle capacità e alle aspirazioni di ciascuno.
