25 settembre 2026
Scuola e stress: il 71% degli studenti vive ansia. La sfida è tornare ad ascoltare i ragazzi
Ansia, stress, paura delle verifiche e difficoltà nel comprendere il significato delle valutazioni. I dati dell’indagine Censis raccontano un rapporto complesso tra gli studenti italiani e la scuola. Ma emerge anche un elemento importante: gli insegnanti continuano a rappresentare un punto di riferimento per molti giovani.
La scuola dovrebbe essere il luogo nel quale crescere, conoscere, sperimentare e costruire progressivamente il proprio futuro. Eppure, per molti adolescenti italiani, l'esperienza scolastica è accompagnata da una forte pressione emotiva. Secondo i dati Censis riportati dalla stampa nazionale, il 71% degli studenti intervistati considera la scuola una fonte continua di ansia e stress. L'indagine ha coinvolto circa 8.000 studenti degli ultimi tre anni di 61 scuole superiori e 1.000 giovani diplomati tra i 18 e i 24 anni. Un dato particolarmente significativo riguarda le verifiche: il 35,5% degli studenti dichiara di aver saltato almeno una volta le lezioni per paura di una prova, pur essendo preparato.
Non è soltanto una questione di voti
Dietro il disagio scolastico non sembra esserci semplicemente il timore di ricevere un'insufficienza. Uno degli aspetti evidenziati dall'indagine riguarda infatti la capacità della scuola di spiegare allo studente perché viene valutato in un determinato modo e come può migliorare.
Solo il 9,3% degli intervistati afferma che tutti i propri docenti spiegano i criteri utilizzati per assegnare le valutazioni. Inoltre, il 57,6% riferisce di affrontare prove in classe senza ricevere successivamente un feedback. Il tema, quindi, non riguarda soltanto il voto, ma il suo valore educativo. Una valutazione realmente formativa dovrebbe aiutare lo studente a comprendere il proprio percorso: quali competenze ha acquisito, dove incontra difficoltà e soprattutto quali strumenti può utilizzare per migliorare.
Il docente resta una figura fondamentale
In questo scenario emerge però un dato incoraggiante: il 55,8% degli studenti afferma di poter contare sui propri insegnanti in caso di necessità, mentre il 51,3% dichiara di sentirsi incoraggiato e stimolato dai docenti.
È un'indicazione importante. Nell'epoca dell'intelligenza artificiale, dei social network e dell'accesso immediato alle informazioni, la figura dell'insegnante continua ad avere una funzione che nessuna tecnologia può sostituire completamente: costruire una relazione educativa. Insegnare non significa soltanto trasmettere contenuti. Significa osservare, ascoltare, incoraggiare, correggere e accompagnare ogni studente nella costruzione della propria autonomia.
Una scuola che sappia ascoltare
I dati devono quindi diventare un'occasione di riflessione per l'intera comunità educativa. Contrastare l'ansia scolastica non significa eliminare verifiche, responsabilità o impegno. La scuola deve continuare a chiedere agli studenti serietà, partecipazione e costanza. La vera sfida è un'altra: coniugare il rigore con l'ascolto, la valutazione con il dialogo, l'impegno con la consapevolezza. Uno studente deve poter comprendere che un errore non rappresenta una condanna, ma una parte naturale del percorso di apprendimento. Allo stesso modo, una difficoltà non deve necessariamente trasformarsi nella convinzione di "non essere capace".
Scuola Freud: mettere la persona al centro dell'apprendimento
Alla Scuola Freud crediamo in una scuola capace di guardare allo studente nella sua globalità. Conoscenze e competenze sono fondamentali, ma lo sono altrettanto l'ascolto, l'inclusione, il dialogo con le famiglie e l'attenzione alle caratteristiche individuali di ciascun ragazzo. L'obiettivo non può essere semplicemente accompagnare gli studenti verso una promozione o un diploma. Significa aiutarli a diventare progressivamente persone autonome, consapevoli e capaci di affrontare le difficoltà senza esserne sopraffatte. Per questo il rapporto tra studenti, docenti e famiglie rappresenta uno degli elementi centrali della comunità scolastica. Quando un ragazzo sa di poter chiedere aiuto, quando comprende il senso di una valutazione e quando percepisce l'insegnante non soltanto come colui che assegna un voto, ma come una figura che lo accompagna nella crescita, anche la scuola può essere vissuta diversamente.
Dal disagio a una nuova idea di scuola
Un altro dato dell'indagine offre uno spunto interessante: il 90,3% degli studenti considera la scuola soprattutto un luogo nel quale costruire nuove conoscenze e amicizie. La scuola, dunque, rimane uno spazio sociale insostituibile. La risposta allo stress degli studenti non può essere una scuola più facile. Deve essere una scuola più consapevole, capace di mantenere alte le aspettative senza dimenticare la dimensione umana dell'educazione. Perché educare significa anche insegnare ai ragazzi ad affrontare una difficoltà, accettare un errore, riconoscere le proprie emozioni e scoprire che chiedere aiuto non significa essere deboli.Una buona scuola non elimina ogni ostacolo dal percorso degli studenti: insegna loro come affrontarlo.
