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LA BIBBIA A SCUOLA: CULTURA, STORIA E NUOVE INDICAZIONI NAZIONALI

11 settembre 2026

La Bibbia a scuola: cultura, storia e nuove Indicazioni Nazionali

Il ministro Valditara interviene sulle polemiche legate alla presenza della Bibbia nei nuovi percorsi scolastici. L’obiettivo dichiarato è culturale: conoscere un testo che ha profondamente influenzato letteratura, arte, musica e storia occidentale.

Con l’avvio dell’anno scolastico 2026/2027 torna al centro del dibattito il tema delle nuove Indicazioni Nazionali e, in particolare, della presenza della Bibbia tra le letture proposte agli studenti. La scelta ha suscitato discussioni tra chi considera il testo biblico una componente fondamentale per comprendere le radici della cultura occidentale e chi teme invece una possibile sovrapposizione tra formazione culturale e insegnamento religioso. Sul tema è intervenuto il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, precisando il significato culturale attribuito alla proposta.

Perché leggere la Bibbia a scuola?

Secondo la posizione espressa dal Ministro, la Bibbia dovrebbe essere affrontata innanzitutto come fenomeno culturale, indispensabile per comprendere numerosi aspetti della civiltà occidentale. Il testo biblico ha infatti esercitato per secoli un'influenza profonda sulla letteratura, sull'arte, sulla musica, sulla filosofia, sul linguaggio e sulla stessa evoluzione della società europea. Conoscere alcuni dei suoi racconti, personaggi e riferimenti può quindi fornire agli studenti strumenti ulteriori per comprendere opere artistiche e letterarie che incontreranno durante il proprio percorso scolastico. La prospettiva proposta è dunque quella della conoscenza, non dell'adesione religiosa.

Bibbia e nuove Indicazioni Nazionali

Secondo quanto illustrato in relazione alle nuove Indicazioni Nazionali, nel primo ciclo vengono previsti riferimenti a personaggi e vicende bibliche, presentati in maniera adeguata all'età degli studenti e inseriti nel più ampio percorso di conoscenza delle radici culturali occidentali. Il tema riguarda anche la scuola secondaria di secondo grado.

Durante il Meeting di Rimini 2026, Valditara ha infatti annunciato che la lettura della Bibbia sarà consigliata anche nelle scuole superiori, accanto ad alcuni grandi testi della tradizione letteraria. Nella bozza relativa alle future Indicazioni per i licei, la Bibbia viene richiamata nell'ambito della letteratura del biennio insieme ad altri testi considerati fondamentali per la conoscenza della civiltà e della cultura.

Le polemiche: scuola laica e cultura religiosa

La questione ha inevitabilmente aperto un confronto sulla laicità della scuola.

Una parte delle critiche riguarda proprio il rischio che l'introduzione di un testo religioso nei percorsi didattici possa essere interpretata come una scelta confessionale. La risposta del Ministro si concentra invece sulla distinzione tra insegnamento religioso e conoscenza culturale. La Bibbia, in questa prospettiva, viene considerata anche un documento storico e culturale la cui conoscenza permette di interpretare una parte significativa del patrimonio europeo. È proprio questa distinzione a rappresentare uno degli aspetti più interessanti del dibattito.

Conoscere non significa aderire

La scuola contemporanea è chiamata a confrontarsi con studenti provenienti da culture, tradizioni e convinzioni differenti. Per questo motivo affrontare testi che hanno segnato la storia dell'umanità può avere valore educativo quando avviene attraverso un approccio critico, storico, pluralista e rispettoso delle diverse sensibilità. Conoscere la Bibbia non significa necessariamente professare una fede, così come studiare la mitologia greca non significa aderire alla religione dell'antica Grecia. Significa possedere gli strumenti necessari per riconoscere riferimenti che attraversano secoli di storia, arte e letteratura.

La scuola come luogo della conoscenza e del confronto

La questione può allora essere osservata da una prospettiva più ampia. Il compito della scuola non dovrebbe essere quello di sottrarre gli studenti alla complessità, ma di fornire loro gli strumenti per comprenderla. Studiare le grandi tradizioni culturali e religiose significa anche imparare a confrontare idee differenti, comprendere il contesto storico nel quale sono nate e riconoscere l'influenza che hanno esercitato sulla società contemporanea. In una comunità sempre più multiculturale, questa capacità può diventare anche uno strumento di dialogo.

La visione educativa della Scuola Freud

Alla Scuola Freud riteniamo che ogni contenuto didattico debba contribuire alla crescita culturale e personale dello studente. La scuola deve offrire conoscenza senza imporre convinzioni, promuovendo pensiero critico, rispetto, pluralismo e capacità di confronto. Conoscere le radici della cultura nella quale viviamo è importante quanto imparare ad aprirsi alle culture degli altri. La sfida educativa consiste proprio nel tenere insieme queste due dimensioni: identità e apertura. Un giovane consapevole delle proprie radici possiede infatti strumenti migliori per comprendere ciò che è diverso da sé e per confrontarsi con esso senza pregiudizi.

Una scuola che insegna a comprendere

Il dibattito sulla Bibbia può quindi rappresentare un'occasione per interrogarsi sul significato stesso dell'educazione.

La scuola non dovrebbe stabilire ciò in cui uno studente deve credere. Deve invece offrirgli gli strumenti per conoscere la storia, comprendere le idee che hanno attraversato le civiltà, confrontare interpretazioni differenti e costruire progressivamente un proprio pensiero autonomo. È questa la differenza fondamentale tra trasmettere una convinzione e costruire una cultura. Ed è proprio nella capacità di conoscere, confrontare e rispettare le differenze che la scuola può continuare a svolgere una delle sue funzioni più importanti: formare cittadini liberi, consapevoli e capaci di pensare con la propria testa.


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