17 luglio 2026
Il Dottor Daniele Nappo, Rappresentante Legale e Fondatore della Scuola Paritaria S. Freud, affronta un tema sempre più attuale e delicato: il crescente ricorso ai tribunali contro le bocciature. Una riflessione sul significato autentico della valutazione scolastica e sull'importanza di riconoscere, anche nelle difficoltà, un'opportunità di crescita educativa e personale
Negli ultimi anni si assiste a un fenomeno che merita una riflessione: sempre più famiglie di fronte alla bocciatura del proprio figlio scelgono di impugnare la decisione davanti al Tar. È un diritto riconosciuto dall'ordinamento e, come, tale va rispettato. Tuttavia questa crescente tendenza solleva una domanda importante: siamo ancora capaci di riconoscere il valore educativo del giudizio della scuola? La bocciatura non rappresenta una punizione, né un atto arbitrario. È una decisione che il Consiglio di classe assume dopo un percorso di osservazione, valutazione e confronto, fondato su criteri stabiliti dalla normativa e dal progetto educativo della scuola. Quando non sussistono i requisiti minimi per affrontare con successo l'anno successivo la promozione non sarebbe un gesto di comprensione, ma un'ingiustizia nei confronti dello stesso studente. Promuovere un allievo che non ha acquisito le competenze essenziali significa, infatti, rinviare un problema anziché affrontarlo. Vuol dire esporlo a difficoltà ancora maggiori negli anni successivi, alimentando frustrazione, insuccessi e perdita di fiducia nelle proprie capacità. La vera inclusione non consiste nell'abbassare gli standard, ma nel mettere ogni ragazzo o ragazza nelle condizioni di raggiungerli. È importante ricordare che la bocciatura rappresenta una sconfitta anche per la scuola. Nessun docente prova soddisfazione nel constatare che uno studente non è riuscito a raggiungere gli obiettivi previsti. Proprio per questo motivo la bocciatura non dovrebbe essere interpretata come una contrapposizione tra scuola e famiglia.
Entrambe condividono lo stesso obiettivo: la crescita del giovane. Educare significa anche insegnare che nella vita esistono ostacoli, errori e momenti in cui è necessario fermarsi, riflettere e ripartire.
