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"Rapporti seri. NO GRAZIE" - Dott. Daniele Nappo - Scuola Freud Milano

28 febbraio 2017

Desideriamo postare un’immagine su Instagram, magari le scarpe che indossiamo ai piedi in posa artistica, Reclamiamo il rapporto ufficiale su Facebook che tutti possano giudicare con i commenti , desideriamo il post che sancisca il successo della nostra coppia, aspiriamo un incontro per il brunch della domenica, qualcheduno con cui brontolare della fatica del lunedì, qualcuno che ci scarabocchi "buongiorno" il mercoledì. Ma siamo la generazione che non vuole relazioni serie. Scuola Paritaria Milano

Scandagliamo i social nella speranza di trovare la persona giusta. Investighiamo per "ordinare" l'anima gemella come fosse una cena da farci recapitare.

Leggiamo articoli come "Dieci maniere per individuare se gli piaci" e "Sette regole per farla innamorare" sperando di riuscire a cambiare una persona in un partner, come fosse un programma fai-da-te. Impegniamo tempo sul nostro profilo Twitter, anziché sulla nostra personalità. Eppure, non vogliamo una relazione.

"Parliamo" e scriviamo messaggi, adoperiamo Snapchat, ci vediamo in giro, andiamo agli  happy hour, ci incontriamo per un caffè o per una birra, tutto, pur di scansare un vero appuntamento. Ci spediamo messaggi privati per trovarci, chiacchieriamo del più e del meno per un'ora, solo per tornare a casa e continuare i convenevoli via messaggio. Raggiriamo ogni eventualità di decidere una connessione reale, in un gioco delle parti dove nessuno vince. Nella nostra gara per diventare "i più staccati", quelli con "il comportamento più disinteressato", "i campioni dell'incomprensibilità affettuosa", alla fine l'unica cosa che vinciamo è il premio per le "più grande possibilità di restare soli".

Vogliamo solo il frontespizio di una relazione, ma non vogliamo lo sforzo che questa richiede. Chiediamo di tenerci per mano senza guardarci negli occhi, le battute senza un dialogo serio. Preferiamo una bella promessa, senza l'impegno concreto. Gli anniversari da festeggiare senza i 365 giorni di lavoro che li precedono. Vogliamo la conclusione felice, il "e vissero felici e contenti", ma non vogliamo fare il lievissimo sforzo nel contemporaneo. Vogliamo la frequenza profonda, restando su un piano superficiale. Desideriamo con ardore un amore appassionante, ma senza essere preparati a lottare per guadagnarlo.

Vogliamo una persona che ci afferri per mano, ma non vogliamo mettere nelle sue mani la facoltà di ferirci. Vogliamo facili battute da rimorchio, ma non vogliamo essere rimorchiati... perché questo comprende anche la possibilità di essere scaricati. Gradiamo qualcuno che ci faccia mancare la terra sotto i piedi, ma allo stesso tempo vogliamo restare ormeggiati a noi stessi, in modo sicuro e autonomo. Vogliamo continuare a rincorrere l'ideale dell'amore, ma non vogliamo innamorarci sul serio. Istituto Tecnico Economico 

Vogliamo qualunque cosa possa darci l'inganno di un rapporto serio, senza essere davvero coinvolti in una relazione. Vogliamo tutte le soddisfazioni a rischio zero, la gratificazione senza il sacrificio. Vogliamo stabilire un contatto, "sufficientemente, ma non troppo". Vogliamo impegnarci. Solo un po', non tanto. Vogliamo andarci piano: stare a vedere che piega prende, senza definire le cose, ci frequentiamo e basta.

Abbiamo sempre un piede fuori dalla porta, gli occhi ben aperti, teniamo le persone a distanza di sicurezza, giocando con i loro sentimenti ma, soprattutto, con i nostri.

Quando le cose iniziano a diventare ufficiali, scappiamo. Ci nascondiamo. Andiamo via. Dopotutto, il mare è pieno di pesci. C'è sempre un'altra possibilità di trovare l'amore. Ma ci sono così poche possibilità di tenerselo, di questi tempi...

Speriamo di incrociare la felicità. Vogliamo scaricare l'incastro perfetto come una nuova app, che può essere aggiornata ogni volta che c'è un intoppo, facilmente memorizzata in una cartella e cancellata quando non ci serve più. Non vogliamo smontare il nostro bagaglio emotivo, o peggio, aiutare qualcun altro a fare altrettanto. Vogliamo insabbiare gli aspetti sgradevoli, nascondere le imperfezioni con un filtro Instagram, preferire un altro episodio su Facebook ad una conversazione reale;ci soddisfa l'idea di amare una persona nonostante i suoi difetti, eppure proseguiamo a tenere i nostri scheletri ben chiusi nell'armadio, felici di non esporli mai alla luce del sole.

Consideriamo l'amore come qualcosa che ci  spetta di diritto, come un lavoro a tempo pieno dopo l'università. La nostra adolescenza viziata ci ha insegnato che, quando vogliamo qualcosa, la meritiamo e basta. Per questo non ci infastidiamo a fare sforzi e ci chiediamo perché il nostro principe azzurro non si sia ancora fatto vivo. Ci trastulliamo, sconvolti perché la nostra principessa sembra introvabile. Che ne è stato del premio di consolazione? Noi ci siamo esposti, siamo qui. Dov'è la relazione che valiamo? L'amore che ci era stato promesso? Istituto Tecnico Tecnologico Informatica

Vogliamo un supplente, non una persona. Vogliamo qualcuno d'insignificante, non un partner. Vogliamo qualcuno che sieda sul divano accanto a noi, mentre scorriamo indolenti gli aggiornamenti social ed apriamo un'altra app che ci svaghi dalle nostre vite. Vogliamo restare sul filo del rasoio: mentiamo di non avere emozioni, ma mostriamo apertamente i nostri sentimenti. Desideriamo una persona che abbia bisogno di noi, ma non vogliamo aver bisogno di quella persona. Fingiamo di essere sfuggenti solo per vedere se qualcuno farà lo stesso con noi, senza neanche comprenderne il motivo fino in fondo. Con gli amici ci rallegriamo a stabilire le regole, ma nessuno sa a che gioco vogliamo giocare. Perché il problema della generazione che non vuole relazioni è questo: alla fine della fiera, è tutto quello che desideriamo.


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