12 maggio 2026
Un estratto del racconto Il Corvo di Birmingham alla scoperta dell’infanzia della protagonista Anne, prima di immergersi nell’atmosfera cupa e negli intrighi dell’Inghilterra di fine Ottocento.
La storia è nata nel contesto di un progetto di scrittura della classe 2A les e si configura come un possibile punto di inizio per la stesura di un vero e proprio romanzo.
Mi auguro che questo stralcio possa suscitare la vostra curiosità e il desiderio di scoprire come si evolverà la trama.
La morte di Isabelle
La stanza era immersa nelle penombra.
Da settimane infatti le grandi finestre della camera da letto erano state oscurate con pesanti tende.
Richiusi la porta alle mie spalle e raggiunsi il letto nel quale riposava mia sorella.
Mi mossi lentamente ,per non svegliarla, sistemandomi al suo fianco sul lenzuolo di lino bianco.
Ne osservai il viso un tempo così luminoso e pieno di vita.
Ora era pallido, scavato e persino i capelli che lo incorniciavano sembravano aver perduto il loro luminoso colore dorato.
Le presi una mano, stringendola delicatamente tra le mie.
Isabelle aprì lentamente gli occhi sbattendo più volte le palpebre e mi sorrise.
Quel suo sorriso che mai era cambiato. Quel sorriso dolce,riflesso perfetto della sua anima delicata.
«Anne!» Isabelle si tirò su a sedere trovando sostegno nei morbidi cuscini di piume che mia madre le aveva portato quella mattina.
«Ti ho preso una cosa»le dissi poggiandole in grembo un piccolo libro dalla copertina rossa.
«Oh Anne, grazie. Lo sai che è il mio preferito»
Cominciò a sfogliarlo soffermandosi ad ammirare le meravigliose illustrazioni di mongolfiere e luoghi selvaggi.
«Un giorno ci andremo. Visiteremo tutti questi posti» pronunciai queste parole senza riflettere e mi sentii mortificata nel vedere un velo di tristezza offuscare i suoi occhi.
Rimase immobile a fissare le pagine incapace di rispondere.
«So a cosa stai pensando…Ma noi ci andremo;viaggeremo su treni lussuosi e velieri e persino a dorso di elefante come Phileas Fogg e la sua amata Auda. Ce la farai. Supererai la malattia.» cercai di infonderle tutta la mia forza,la mia speranza.
Una lacrima le rigò una guancia seguita da una seconda e una terza e Isabelle scoppiò a piangere.
Aveva paura, restava pur sempre una bambina.
Mi accostai a lei cingendole le spalle con un braccio, stringendola a me il più possibile, mentre nascondeva il viso contro il mio petto.
Singhiozzava disperata; non voleva andarsene,me lo aveva confidato.
Non riusciva ad accettare il poco tempo che le era rimasto e ad essere sincera non ci riuscivo nemmeno io.
Continuai a cullarla tra le mie braccia fin quando non si fu calmata, poi la riadagiai sui cuscini.
Aveva gli occhi arrossati e pareva esausta.
«Isabelle mi dispiace…» deglutii cercando di sciogliere il groppo che mi serrava la gola.
«Non fa niente. Non è colpa tua.» la voce di mia sorella era flebile, simile a un sussurro.
M.B. 2A LES
