28 aprile 2026
Cosa mi aspettavo quando ho iscritto mio figlio a questa scuola? Ordine, buoni voti, insegnanti preparati, attenzione ed empatia. Le solite cose che tutti i genitori sperano. Ma la verità è che quello che ho scoperto è stato un po’ diverso… e, in certi momenti, anche più importante.
Me ne accorgo nei racconti che porta a casa. Non parla quasi mai di voti, ma delle persone: di un professore che lo ha fatto sentire capace quando era in difficoltà, di una compagna o di un compagno con cui ha lavorato, di una lezione che lo ha fatto incuriosire davvero. Sono dettagli piccoli, ma messi insieme raccontano molto.
Non è tutto perfetto, ovviamente. Ci sono giorni in cui torna stanco, a volte anche frustrato. Qualche incomprensione, qualche episodio che mi fa storcere il naso. Ma forse è proprio lì che capisco che la scuola è un luogo vero, non una vetrina: con i suoi limiti, ma anche con la possibilità di crescere.
Quello che mi colpisce di più è vedere come sta cambiando lui. Più autonomo, più consapevole, a volte perfino più sicuro di quanto io fossi alla sua età. E allora penso che, al di là dei programmi e delle verifiche, una buona scuola sia quella che lascia un segno così: silenzioso, ma profondo.
Da genitore, non cerco la perfezione. Cerco un posto dove mio figlio possa sentirsi visto, accompagnato, e anche un po’ messo alla prova. E, giorno dopo giorno, mi sembra che questa scuola stia andando proprio in quella direzione.
UN GENITORE DELLA SCUOLA S.FREUD
