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SCUOLA FREUD - ISTITUTO FREUD - IL VALORE DI DIRE GRAZIE - SCUOLA FREUD - ISTITUTO FREUD

24 ottobre 2019

SCUOLA FREUD – ISTITUTO FREUD

Tecnico Tecnologico – Tecnico Economico – Liceo Economico Sociale

IL VALORE DI DIRE GRAZIE - LA GENTILEZZA E' TORNATA DI MODA

 

Non spaiato: fa bene alla salute di chi la compie e di chi la riceve, è un buon esercizio alla felicità e spiana la via al successo, così rilevante da avere la sua giornata mondiale e app dedicate.

Cristina Milani mi spiega uno dei suoi esperimenti di gentilezza: «Scrivevo bigliettini motivazionali con frasi tipo “Sei bellissima”, oppure “Sarà una giornata stupenda”, andavo in un grande negozio di abbigliamento di Milano e li infilavo nelle tasche dei jeans sugli scaffali immaginandomi la reazione di chi, una volta a casa, li avrebbe trovati». Un altro dei suoi target, racconta, erano le banche svizzere, che lei ingentiliva «abbandonando libri che avevo letto e che mi erano piaciuti».

Milani è anche autrice di un libro, La forza nascosta della gentilezza, uscito nel 2017 per Sperling & Kupfer, un long-seller, al quale intende far seguire un manuale intitolato La gentilezza insegnata a mia figlia. Ed è la presidente del Movimento Mondiale della Gentilezza (a Lugano, c’è appena stata la decima assemblea generale), e la fondatrice di Gentletude, un movimento che si propone di «pulire il mondo dall’aggressività, dall’arroganza e dalla maleducazione».

Inserirsi a far parte non costa nulla, se non l’impegno a divenire. «Per aiutarti ti regaliamo una spilla con sopra scritto “gentile più del solito”. La indossi e subito ti senti “obbligato” ad agire di conseguenza».

Avverte: «Ma per aprire lo sguardo al prossimo bisogna rallentare. Se stai correndo, se esisti immerso nei tuoi pensieri non ti accorgi di chi hai intorno. Un altro aspetto positivo? Vivere qui e adesso è un buon esercizio, ti aiutano anche a relativizzare i problemi, i conflitti».

Gentletude fa capo al World Kindness Movement, fondato a Tokyo nel 1997. Per l’esattezza, il 13 novembre, che, da allora, è diventato la Giornata mondiale della gentilezza.

Ma di associazioni simili ce ne sono a migliaia. Negli Stati Uniti, a fare da capofila è l’organizzazione RAK, Random Acts of Kindness, che promuove centinaia di iniziative. Come il Matt Kurtz Kindness Award, un premio di 250 dollari (la cifra è simbolica) assegnato ogni anno.

Chiara Ruini, docente di Psicologia clinica all’Università di Bologna e presidente della Società italiana di psicologia positiva, chiede ai suoi pazienti di compiere un gesto cortese nei confronti di qualcuno che non conoscono almeno una volta a settimana.

«Piccole cose come cedere il posto sui mezzi pubblici, lasciare il biglietto del parcheggio pagato sul parabrezza di un’auto a caso». I benefici? «Duplici.

Chi ha compiuto la gentilezza si sente appagato, chi l’ha ricevuta prova un sentimento di gratitudine. Ed è più propenso a replicare un comportamento simile».

E i risultati di un test pubblicati a marzo su Journal of Happiness Studies proverebbero che basta addirittura il pensiero: due gruppi di persone avevano il compito di fare una passeggiata di 12 minuti, con la differenza che solo ai partecipanti di uno dei due veniva richiesto di augurare mentalmente il bene a tutti quelli che incontravano. Risultò che il gruppo gentile avevano livelli di ansia più bassi e di felicità più alta.

Per chi volesse mettersi alla prova, esistono guide e manuali di self-help anche online e applicazioni come The Kindness, RAK, Kinditude. «Ma se decidi di agire per il bene degli altri solo perché l’app ti ricorda che è arrivato il momento non otterrai nessun beneficio», spiega Ruini. «Solo la gentilezza autentica porta alla felicità autentica».

Altri studi ancora dimostrano anche che partire da un atteggiamento comprensivo nei confronti di noi stessi è fondamentale. Per esempio, la ricerca condotta di recente dalle università di Exeter e Oxford su 135 studenti.

È bastato far ascoltare due registrazioni diverse, una per ciascun gruppo: quelli che erano stati istruiti a un atteggiamento autocritico tendevano a un comportamento meno positivo anche nei confronti del prossimo. E avevano livelli di ansia più alti. Conferma Ruini:

«Le persone che soffrono di depressione, ma anche di disturbi alimentari come anoressia e bulimia, sono meno inclini a giustificare le fragilità proprie e degli altri. Sono più esigenti e si sottopongono a livelli di stress molto alto. In casi estremi sacrificando persino bisogni primari come il cibo e il riposo».

Un manuale appena pubblicato In Gran Bretagna, Kindfulness: How to Be Kinder to Yourself and Find True Happiness della giornalista Caroline Millington, applica i principi della mindfullnes all’auto-gentilezza. Decine di ricerche hanno dimostrato che la loving kindness meditation abbassa i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e favorisce il rilascio di serotonina che, viceversa, favorisce il buonumore.

In America il 20 per cento delle grandi compagnie offre corsi di empathy training ai dirigenti e, secondo una ricerca, addirittura l’80 per cento dei manager considera l’empatia fondamentale per avere successo sul lavoro. Fermarsi un minuto ogni lunedì mattina per chiedere ai propri dipendenti e colleghi com’è andato, il weekend è tutt’altro che una perdita di tempo. Nel suo libro The War for Kindness, pubblicato lo scorso giugno, Jamil Kaki, professore di psicologia alla Stanford University, cita diversi studi che dimostrano, per esempio, come i costi per le cure mediche salgano del 46 per cento in ambienti di lavoro stressanti. E che pur di lavorare in un ambiente più «gentile» molti dipendenti rinunciano persino a essere promossi di grado e a guadagnare di più.

Luca Streri, un passato da broker a Ginevra, ha fondato nel 2014, a Torino, il movimento Mezzopieno. «Ma l’origine di tutto», racconta, «risale al 2005, quando ho cominciato a vivere per lunghi periodi in India e ad assorbire la loro filosofia: gli orientali hanno una visione diversa dalla nostra, evolutiva, basata sulla lentezza, la condivisione».

Nei suoi avanti e indietro, Streri comincia a notare comportamenti che prima non vedeva: «Mi resi conto che qui le persone si lamentavano in continuazione, che cercavano un capro espiatorio per giustificare ogni insoddisfazione. Bisognava cambiare il modo di vedere il mondo. Abbiamo inventato il percorso dei cinquantadue passi, come il numero delle settimane che compongono un anno.

Ogni lunedì ricevi una newsletter con uno step da compiere. Per esempio, informarti su qualcosa che disapprovi o che non conosci, oppure ritrovarti con gli amici per condividere le cose belle che ti sono accadute. Poi, una volta al mese ci si incontra in gruppo con un coach per confrontarsi sui progressi e le difficoltà».

Quattro anni fa Mezzopieno e l’associazione Cor et Amor, fondata da Luca Nardi, hanno lanciato i Giochi della gentilezza che, ogni fine settembre, coinvolgono decine di scuole, dalle materne alle medie.

«Si tratta di attività basate sul fair play, spiega Silvia Selo, maestra di scuola elementare che lavora all’istituto comprensivo 58 Kennedy, nel quartiere Scampia di Napoli. «I bambini hanno bisogno di imparare il rispetto da subito, devono capire che i problemi non si risolvono con la violenza». In pratica? «Per noi insegnanti si tratta di sorridere, accogliere, ascoltare. Per gli alunni, di scambiarsi paroline semplici come “grazie”, “per favore”.

Oppure creare una piccola biblioteca di classe, da cui prendere in prestito un libro, portarlo a casa, leggerlo alla sorellina e al fratello più piccolo».

E se Parma sta lavorando per adeguarsi ai kindness indicator e diventare la prima città gentile riconosciuta dal World Kindness Movement in Italia, sempre l’associazione Cor et Amor e il Movimento Mezzopieno hanno promosso un’altra iniziativa: creare in ogni Comune un assessorato alla gentilezza. Venti i Comuni che, finora, hanno aderito.

«Abbiamo già realizzato i parcheggi rosa per le donne incinte», dice Lara Schialvino, assessore ai lavori pubblici di Rivarolo Canavese, in provincia di Torino, la prima ad aver ricevuto una delega alla gentilezza, il 13 giugno scorso. Un piccolo passo per contrastare una politica in generale molto poco propensa al fair play. «Faccio parte di una lista civica e sono stata rieletta a maggio. In campagna elettorale abbiamo fatto il possibile per evitare attacchi, polemiche. Mi piace pensare che abbiamo vinto anche per quello».

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