30 novembre -1
C’è una differenza sostanziale tra osservare il lavoro e farne parte davvero. Per qualunque studente abbia fatto FSL questa differenza diventa chiara fin dai primi giorni. Se inizialmente le mansioni sono svolte in affiancamento, presto, nella mia esperienza, sono svolte in maggiore autonomia; ti danno uno scopo e un punto di partenza, ma il percorso devi costruirlo tu. All’inizio questa libertà sembra quasi un premio. Ti senti preso sul serio, parte di qualcosa di concreto; poi, arriva il primo errore, magari piccolo, ma sufficiente a farti capire che non sei in un ambiente di “prova”. Non c’è un voto sul procedimento, non importa quanto tu abbia “ragionato bene”, conta il risultato. Se il lavoro risulta compromesso, va sistemato. In un’esperienza come questa, che si realizza il motivo per cui i professori insistono tanto su un approccio metodologico. Quando lavori, non puoi improvvisare. La professionalità non è una formalità scolastica, ma è quello che ti evita di dover rifare tutto da capo. Senza una metodologia di lavoro chiara e una piena comprensione del problema d’affrontare, l’errore non è un numero rosso sul registro, ma tempo perso, responsabilità da recuperare e perdite a livello monetario.Con il passare dei giorni, la sensazione di incertezza si modifica e si acquisisce più consapevolezza. Capisci che lavorare significa assumersi il rischio dell’errore e la responsabilità di risolverlo, capacità permettendo o chiedendo aiuto. Nessuno sta controllando ogni tuo movimento! Ci sono momenti che segnano il passaggio, non sono per forza grandi eventi, a volte sono situazioni semplici dove devi organizzarti da solo, decidere come muoverti ed assumerti il rischio di scegliere. È in quei momenti che cambia la prospettiva. Comprendi: non sei lì per imparare, ma per contribuire. Contribuire significa accettare che non tutto andrà liscio, che l’errore fa parte del percorso, ma è solo un evento da cui partire per migliorare sempre ed evitarlo nel proseguo. Col tempo diventa anche più chiaro perché a scuola si insiste tanto sulla preparazione al ragionamento, alla discussione e alla metodologia. Tra i banchi a volte queste imposizioni, possono sembrare rigidità eccessive, passaggi imposti per ottenere un voto. In un contesto reale, invece, il ragionamento e il metodo sono gli strumenti che ti permette di non andare in confusione quando non c’è qualcuno a dirti cosa fare. Non servono per soddisfare un professore, ma ti aiutano a non perdere lucidità quando la responsabilità è tua. Forse, è proprio questo l’insegnamento che ho percepito maggiormente da questa esperienza: autonomia e responsabilità crescono insieme. Bisogna sempre ricordarsi che più libertà ti viene data, più devi essere capace di gestirla con criterio e responsabilità. È un’esperienza da vivere e non può essere simulata.
