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SCUOLA FREUD - ISTITUTO FREUD - DEPRESSIONE POST COVID

12 febbraio 2021

SCUOLA FREUD – ISTITUTO FREUD

Tecnico Tecnologico Informatico – Tecnico Economico – Liceo Economico Sociale

 

DEPRESSIONE post Covid “PANDEMIC FATIGUE”

 

C’è una malattia che sta annientando la vita a milioni di persone. Non ha i sintomi di cui ascoltiamo da mesi e che ormai abbiamo assorbito a memoria: nessun colpo di tosse, nessuna febbre, non ci sono complicazioni respiratorie o polmoniti. Questa malattia non riempie gli ospedali di pazienti e non manda al cedimento i reparti di terapia intensiva.

Le mascherine e il distanziamento sociale non aiutano a prevenire il contagio. Per questa malattia non esiste un vaccino. Liceo Scienze Umane

 

Se il covid-19 ci è apparso fin dall’inizio come un nemico invisibile, e quindi ancora più difficile da affrontare, questa malattia ha la stessa peculiarità, ma con l’aggravante che se ne parla poco anzi, pochissimo.

 

Tutti sono concentrati esclusivamente sul virus, sui vaccini e sugli scenari futuri; Mentre indirizziamo le nostre riflessioni al futuro, però, ci sono migliaia di persone che stanno sviluppando una profonda angoscia e disperazione nei confronti della vita.

 

La malattia si chiama “pandemic fatigue”, ed è identificata anche dall’OMS. È una forma di depressione nata a causa delle restrizioni e della grande incertezza che sono entrate di prepotenza nella nostra vita.

 

I sintomi della pandemic fatigue sono costante stanchezza, anche appena svegli, paura e ansia senso di smarrimento e confusione tristezza e pessimismo forte stress.

C’è poi un altro sintomo tipico di questa “depressione da pandemia”: una sensazione di perenne frustrazione. Questa è dovuta al fatto che, pur avendo più tempo di prima ci sembra di non riuscire a concretare niente. Il tempo scorre, le giornate passano una dietro l’altra e nessuno dei nostri obiettivi si avvicina. Economico Sociale Milano

 

Questo ci fa sentire falliti. Come se non fossimo all’altezza della situazione. Genera sensi di colpa e ci fa sentire a disagio. E così affondiamo sempre di più nell’oscurità che si è venuta a creare nella nostra mente.

 

Il virus passerà. La storia ci insegna che abbiamo superato pandemie ben peggiori, con strumenti e attrezzature di gran lunga inferiori a quelli su cui possiamo contare al giorno d’oggi. Un giorno, tutto questo periodo sarà solo un lontano ricordo.

 

Ciò che invece non passerà è la depressione. Oggi ci affliggiamo (giustamente) dei malati di covid-19 ma non porgiamo alcuna attenzione a chi si sta ammalando non nel corpo, ma nella mente. E questa è un dramma, perché prima ancora che scoppiasse la pandemia, un italiano su cinque assumeva regolarmente uno o più psicofarmaci.

 

Parliamo di oltre dieci milioni di italiani abituati ad assumere sonniferi, antidepressivi e ansiolitici. Senza nulla togliere alla rilevanza di questi farmaci nella cura di malattie gravi e debilitanti, quanti di loro avevano un reale bisogno di ricorrere a una pillola per vivere bene? E quanti, invece, si affidavano a questa soluzione solo perché era la più rapida?

Il mondo in cui vivevamo prima della pandemia era già contraddistinto da questa ricerca ossessiva della scorciatoia, anche se ciò indica eliminare i sintomi senza nemmeno accostarsi alla causa (che in questo modo diventa sempre più difficile da risolvere).

 

È così si sviluppano le peggiori dipendenze: quando si cerca una gratificazione istantanea ed effimera senza pensare alle conseguenze. Immaginate quante persone, durante e dopo questa pandemia, diventeranno dipendenti dagli psicofarmaci.

Sussiste un modo per vivere serenamente anche questo periodo?

 

Quanti non riusciranno ad uscire di casa senza aver preso un antidepressivo, quanti dovranno ricorrere a tranquillanti e ansiolitici nei tempi più differenti della giornata, quanti dovranno imbottirsi di sonniferi per riuscire a dormire.

 

E allora forse non dovremmo chiederci solamente se il vaccino funzionerà oppure no, né essere ossessionati da quando si potrà tornare a viaggiare liberamente, abbracciare i nostri cari e riprendere a vivere normalmente.

Forse dovremmo porci una domanda diversa:

Esiste un modo di vivere serenamente anche in questo periodo senza rischiare di sviluppare una depressione che ci accompagnerà per anni?

Io sono convinto che ci sia, e che sia universale e accessibile a chiunque: la Natura.

 

La Natura può essere la cura?

Prima di pensare che con te non possa funzionare, chiediti quand’è l’ultima volta che hai fatto un’escursione in un parco senza cellulare in mano e musica nelle orecchie.

 

Quand’è l’ultima volta che hai immerso i piedi nudi nella sabbia o hai camminato su un prato. Quanto tempo è passato da quando hai chiuso gli occhi sotto la pioggia, quante volte decidi di fermarti a guardare un tramonto in silenzio oppure a contare le stelle nel cielo.

 

Rimanere raccolti solo e unicamente su se stessi e sui miei problemi, Non permette di pensare ad altro tutto il giorno e così si vive costantemente tra passato e futuro, sprecando il mio presente.

Questa attività si chiama “overthinking” e durante la pandemia è diventata tragicamente comune. Quando il troppo pensare diventa logorante, ti ritrovi con un vuoto dentro. Sei esausto (per questo si chiama “pandemic fatigue”), confuso, ansioso e impaurito. E non sai nemmeno perché, ma più ci pensi e più finisci in quel vortice di oscurità.

 

La cura a questo malessere è ritrovare il contatto con la Natura; quando ci riconnettiamo con la Natura, ci disconnettiamo automaticamente dall’ansia, dalla tristezza e dalla confusione tipica del troppo pensare. La Natura distrugge l’ego (e le sofferenze che ci causa).

Succede per due cause: la prima è che per riconnetterci con la Natura dobbiamo per forza uscire di casa. Questo significa muoverci e quindi togliere tutte le nostre attenzioni dai nostri pensieri per trasferirle sul nostro corpo e su quello che avviene intorno a noi. In altre parole, ricordarci che non siamo solo la nostra mente.

Il secondo motivo è che a contatto con la Natura ci sentiamo parte di qualcosa di più grande, che esisteva prima di noi ed abiterà anche dopo. Smettiamo di credere di essere al centro dell’Universo e diventiamo grati di farne parte.

 

Alla base di moltissime delle nostre sofferenze mentali c’è l’ego, con le sue attese mai raggiunte, le sue fobie di essere sempre in guerra con qualcuno e la sensazione di non avere mai sufficientemente. Dinnanzi alla Natura, l’ego si sgretola. Questo ci toglie un peso enorme dalle spalle perché ci rendiamo conto che i nostri problemi non sono grandi come credevamo. Anzi, spesso i nostri problemi esistono solo nella nostra testa. La prossima volta che ti senti agitato, lascia quello che stai facendo. Non devi andare dall’altra parte del mondo, basta fare una lunga passeggiata nel parco dietro casa. Se hai la fortuna di vivere vicino al mare, vai al mare, anche se è inverno. Se puoi, osserva il tramonto, anche da una panchina.

Perché solo ritrovando quel contatto primordiale con la Natura interromperai il flusso di pensieri che ti avvelena. Assumerai una visione più ampia delle cose della vita, molte delle tue paure svaniranno. Il tuo corpo e la tua mente guariranno.

In questo modo porrai le basi per una serenità che poi ti accompagnerà anche nel resto della giornata. E se renderai il contatto con la Natura un’abitudine, per il resto della tua vita.

 

 


Istituto Paritario S. Freud – Scuola Privata Milano: Istituto Tecnico Informatico, Istituto Tecnico Turistico e Liceo delle Scienze Umane
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