30 gennaio 2026
Il Dottor Daniele Nappo, Rappresentante Legale nonché Fondatore della Scuola Paritaria S. Freud, pone l’attenzione sul fatto che l’introduzione dei metal detector nelle scuole, pur motivata da esigenze di sicurezza, rischia di trasformare l’ambiente educativo in un luogo di controllo e diffidenza. La prevenzione della violenza dovrebbe invece basarsi su interventi educativi mirati, come l’ascolto, l’educazione socio-affettiva e il coinvolgimento delle famiglie, capaci di agire sulle cause profonde del disagio.
Negli ultimi giorni in Italia è riapparso al centro del dibattito pubblico un tema delicato e dibattuto, ossia la proposta del ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, di consentire l'installazione di metal detector nelle scuole "a maggior rischio" dopo alcuni gravi episodi di violenza tra studenti. Pur capendo la preoccupazione per la sicurezza sui banchi, sono contrario e ritengo che essa presenti più svantaggi che reali benefici. La scuola non deve diventare un luogo di controllo bensì di educazione, la scuola è prima di tutto un luogo di crescita, formazione culturale e di sviluppo umano. L'installazione di metal detector, anche se solo su richiesta dei dirigenti, rischia di convertire gli istituti in una sorta di "zona di controllo" simile a un aeroporto o a un edificio di sicurezza, creando un clima di diffidenza e timore anziché di fiducia e apertura. Questa percezione può influenzare negativamente il rapporto tra studenti, insegnanti e famiglie, rendendo l'esperienza scolastica meno serena e più simile a una sorta di detenzione. Uno studente con intenzioni negative potrebbe comunque aggirare questi controlli scegliendo strumenti non metallici o trovando altri modi per portare oggetti pericolosi. E chiaro che l'omicidio di uno studente compiuto da un compagno a La Spezia e altri casi di violenza scuotono le coscienze di tutti. Molti dirigenti e associazioni di categoria, però, sottolineano che le misure preventive vanno accompagnate da interventi educativi seri come potenziamento della vigilanza positiva, spazi di ascolto, attività extrascolastiche, educazione socio-affettiva e coinvolgimento delle famiglie. Queste strategie affrontano la radice dei problemi invece di limitarsi a contenerne i sintomi.
