1 maggio 2026
Il Dottor Daniele Nappo, Fondatore della Scuola Paritaria S. Freud, sottolinea come l'intelligenza artificiale stia diventando un canale attraverso cui gli adolescenti esprimono i propri disagi emotivi. Sebbene l'IA possa offrire uno sfogo per emozioni represse, rischia di sostituire le relazioni umane autentiche, che sono essenziali per il benessere psicologico. Questo fenomeno indica anche una carenza di ascolto da parte degli adulti, come genitori e insegnanti, e mette in luce un bisogno insoddisfatto di attenzione e comprensione. Nappo conclude che è cruciale promuovere un uso consapevole e critico dell'IA, considerandola come uno strumento, non come una soluzione definitiva.
Negli ultimi anni l'intelligenza artificiale è entrata in modo sempre più pervasivo nella vita quotidiana modificando non solo il modo in cui si studia o si lavora, ma anche il metodo in cui si comunica. Tra i fenomeni più rilevanti emerge quello degli adolescenti che la utilizzano per manifestare i propri disagi emotivi. Questo comportamento solleva interrogativi importanti: è un segnale preoccupante o una nuova forma di adattamento ai cambiamenti del mondo contemporaneo? Da un lato è certo che il ricorso all'IA da parte dei giovani risponda a bisogni reali. Molti ragazzi trovano più semplice scrivere a una entità virtuale ciò che provano piuttosto che dirlo a un adulto o a un coetaneo. In questo senso, l'IA può essere vista come una prima valvola di sfogo, uno strumento che permette di dare voce a emozioni altrimenti represse. Eppure proprio questa apparente facilita nasconde alcuni rischi. Il primo è quello della sostituzione delle relazioni umane. Le relazioni autentiche, infatti, sono fatte di confronto, empatia e anche di difficoltà: elementi che nessuno strumento può realmente replicare. Un ulteriore elemento di riflessione riguarda il ruolo degli adulti. Il fatto che molti adolescenti si rivolgano all'IA per parlare dei propri problemi non è solo una questione tecnologica, ma specialmente relazionale. È possibile che i ragazzi non trovino negli adulti - genitori, insegnanti, educatori - uno spazio di ascolto autentico. In questo senso, l'uso dell'IA diventa un sintomo, più che una causa: il segnale di un bisogno di attenzione e comprensione non soddisfatto. Pertanto, considerare questo fenomeno esclusivamente come un pericolo sarebbe riduttivo. È fondamentale promuovere nei ragazzi un uso consapevole e critico della tecnologia. L'IA deve essere presentata come uno strumento, non come una risposta assoluta.
