13 febbraio 2026
Il Dottor Daniele Nappo, Rappresentante Legale nonché Fondatore della Scuola Paritaria S. Freud, pone l’attenzione su una delle piaghe della società contemporanea: il bullismo, da contrastare anche sul piano culturale. Emblematica è la testimonianza della giovane cantautrice milanese Angy che, con il brano “Cuore di Scorta”, trasforma un’esperienza personale dolorosa in un messaggio pop di resilienza, consapevolezza e rinascita.
Una delle piaghe della società contemporanea è il bullismo. Ovviamente va combattuto su ogni piano, ma è un problema che va contrastato anche sul piano culturale. Ecco perché voglio raccontare come una cantautrice milanese, che frequenta una scuola internazionale, a soli 17 anni ha reagito con una canzone che vuole essere un atto di resilienza rivolto a giovani e adulti. L'inno pop si chiama "Cuore di Scorta", ed è il nuovo singolo di Angy, al secolo Angelica Peruzzo. Con questo progetto la ragazza affronta il tema del bullismo con un tono inaspettato: leggero, ironico, quasi caricaturale. Un modo per sdrammatizzare una ferita profonda e raccontare il percorso che l'ha portata a ritrovare se stessa. Dietro il brano c'è un esperienza personale forte. Angelica, ragazza riservata, molto sensibile, ha vissuto un episodio di bullismo in modo doloroso e silenzioso. Solo col tempo - ha spiegato - ha trovato il coraggio di parlarne, prima attraverso la scrittura, con la raccolta di poesie "16 Battiti", e oggi con la musica. "Cuore di Scorta" è per lei un gesto catartico, una liberazione emotiva. E vuole essere anche una chiave di lettura alternativa: a volte chi fa del male è a sua volta fragile, in difficoltà, spinto da insicurezze o da un contesto familiare complesso. "Comprendere non significa giustificare, ma promuovere consapevolezza e prevenzione", ha sottolineato la giovane artista. Nel testo, l'immagine di una "escape room" (fuga dalla stanza) rappresenta la prigione emotiva di chi si sente giudicato e isolato. Le "bad vibes" che restano e il "dormire da soli fa schifo" evocano il lato più umano e vulnerabile di chi si è sentito escluso o ferito. Ma la scintilla della canzone sta proprio nella sua capacità di alleggerire il dolore senza negarlo e il ritornello - "Giuro avrei voluto almeno un cuore di scorta" - diventa metafora pop e potente della resilienza. Un cuore di riserva per sopravvivere quando il tuo io viene ferito.
