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Il Web ci rende insignificanti? Un’idea per le vacanze - Istituto Freud

12 luglio 2017

Il Web ci rende insignificanti?  Un’idea per le vacanze Scuola Privata Paritaria Freud

Potrebbero essere vere vacanze abbandonando il cellulare, stando in assenza di connessione, scalando la frequentazione dei social e delimitando il controllo delle mail.

Lo smembramento della vita online non è indolore: Nicholas Carr, autore del libro “Internet ci rende stupidi?” afferma che le nostre sinapsi protestano la loro consueta dose di rete. Citando una frase famosa del film “2001: Odissea nello spazio” l’autore si accorge che “la mia mente se ne va”. Negli ultimi anni ha cominciato ad avere la spiacevole percezione che qualcuno, o qualcosa, stesse modificando il suo cervello, la cartina dei circuiti neuronali, la mente. Cosa gli sta succedendo? L’autore si accorge di aver accresciuto l’utilizzo d’internet per i suoi numerosi aspetti reali. L’aiuto è concreto. Ma ha un costo: la rete sembra spedire in frantumi la sua capacità di concentrazione e di studio. Che sia online o no, la mente si aspetta di acquisire le informazioni nel modo caratteristico della rete: come un’emissione di particelle in dinamico movimento. Il pensiero da lineare è diventato reticolare.

Internet è un medium bidirezionale: tramite la rete possiamo spedire e ricevere, caricare e scaricare. Grazie all’interattività, internet è diventata il luogo di riunione del mondo e gli riserviamo sempre più tempo. La media di ore passate online nel mondo da ognuno di noi arriva a circa dodici ore la settimana. Si pensa comunemente che il tempo riservato alla rete sia sottratto alla TV, ma le statistiche dicono che nonostante l’aumento dell’utilizzo d’internet, il tempo passato davanti alla TV è accresciuto. Quello che sembra scalare con il maggior utilizzo della rete è il tempo passato a leggere: un’ora alla settimana. Una pagina di testo online vista sullo schermo di un computer può apparire simile ad una pagina di testo stampata su carta: non dobbiamo scordare però che l’atto cognitivo della lettura non incoraggia soltanto il nostro senso della vista, ma anche quello del tatto. Il passaggio dalla carta allo schermo non cambia soltanto il metodo in cui ci poniamo in un testo scritto, ma influenza anche il grado di applicazione che doniamo ad esso e la profondità della nostra immersione al suo interno. Istituto Tecnico Tecnologico Freud

Il quartier generale d’internet è Google: qui si studia la condotta dei navigatori del web per migliorare la sua usabilità. La mission dell’azienda è programmare l’informazione del mondo e rappresentare universalmente accessibile e utile. Lo scopo più veloce della società è creare il “motore di ricerca assoluto che capisce esattamente quello che vuoi dire e ti suggerisce esattamente ciò che vuoi”. Google si propone di creare su internet una nuova efficacia cognitiva: più numerose sono le notizie cui abbiamo accesso e più velocemente arriviamo a distillarne l’essenza.

I ragazzi che sono germogliati, utilizzando la rete, “net generation”, assorbiscono le informazioni in modo diverso: i giovani non leggono più una pagina da sinistra a destra o dall’alto in basso, piuttosto salticchiano di qua e della scorrendo approssimativamente il testo alla ricerca d’informazioni di loro richiamo. Quiete, concentrata, senza distrazioni, la mente lineare è stata messa da parte da un nuovo tipo di mente che agguanta e spartisce con moderazione i dati a piccoli scatti, scollegati, spesso impilati. Scuola Tecnica Ecnomico Freud

Il processo è però rovesciabile: dopo aver limitato per qualche tempo l'utilizzazione della rete, l’autore si accorge di come fossero ricomparsi in funzione alcuni vecchi circuiti neuronali ormai in disuso. Il cervello ritorna a respirare: ci si sente più calmi e in grado di controllare in modo migliore le idee!


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