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PIÙ FACILE COMUNICARE I SENTIMENTI CON URLA E RISATE - SCUOLA TECNICA PARITARIA S. FREUD

3 giugno 2016

Il nostro cervello utilizza appena un decimo di secondo per individuare il contenuto emotivo delle "vocalizzazioni umane" un tempo molto inferiore rispetto a quello impiegato per decifrare i sentimenti in un discorso parlato.

SE UN SILENZIO vale più di mille parole, allora urla, gemiti, pianti e risate potrebbero essere preziosissimi. Per riconoscere il contenuto emotivo di una vocalizzazione umana (cioè versi e suoni che non contengono vere e proprie parole), il nostro cervello impiega, infatti, appena un decimo di secondo, e porge di preferenza più attenzione a questo genere di suoni di quanta riservi al linguaggio parlato, o al silenzio. A svelarlo è lo studio di un team di ricercatori della McGill University, pubblicato sulla rivista Biological Psychology.

Prima che l'Homo sapiens accrescesse la capacità di parlare e scrivere, per migliaia di anni i nostri antenati si sono affidati verosimilmente a urla e grugniti per esprimere la presenza di pericoli, di fonti di cibo, e portare avanti le proprie interazioni sociali. “Per questo motivo", spiega Marc Pell, ricercatore della McGill che ha coordinato lo studio, "l'individuazione delle vocalizzazioni emozionali dipende da un sistema cerebrale assai antico in termini evolutivi. Comprendere le emozioni che vengono espresse con il linguaggio parlato invece implica sistemi più recenti, che si sono evoluti solamente durante lo sviluppo delle facoltà linguistiche umane”.

Partendo da questa intuizione, i ricercatori hanno deciso di verificare se sussistessero differenze nel modo in cui il nostro cervello processa i contenuti emotivi delle vocalizzazioni, rispetto a quanto accade con il linguaggio. Per farlo hanno chiesto a ventiquattro volontari di ascoltare delle registrazioni in cui si alternavano casualmente vocalizzazioni umane e linguaggio parlato. Le frasi linguistiche scelte, pur perfezionate sintatticamente, erano prive di significato (ad esempio: “I dirms sono nel cindabal), così da non fornire alcun indizio sul loro possibile contenuto emotivo. Ai partecipanti è stato chiesto di udire le registrazioni e identificare il contenuto emotivo di entrambi i tipi di suoni, mentre i ricercatori monitoravano il meccanismo del loro cervello utilizzando un elettroencefalografo. I risultati hanno mostrato una serie di caratteristiche inaspettate.

Come previsto, il cervello assolve più velocemente le vocalizzazioni rispetto al linguaggio parlato. Ma anche all'interno della stessa forma di trasmissione, differenti emozioni producono effetti diversi. La gioia, come quella inclusa in una risata ad esempio, è, infatti, la più veloce a essere distinta dal nostro cervello, mentre la rabbia, seppur più lenta da riconoscere, modifica l'attività cerebrale più a lungo delle altre emozioni. Le personalità ansiose inoltre sono più veloci nel reagire a una vocalizzazione, e hanno una risposta cerebrale maggiore.

“Le vocalizzazioni sembrano avere il vantaggio di consegnare un significato in modo più immediato rispetto al linguaggio parlato”, conclude Pell. “I nostri risultati d'altronde sono consistenti con quelli di diversi studi svolti sui primati, che suggeriscono che le vocalizzazioni specifiche della propria specie ricevano una via preferenziale nell'analisi da parte del nostro sistema nervoso, rispetto a suoni di altro tipo”.


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