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COME “MUORE” UNA STELLA CADENTE - LICEO SCIENZE UMANE

2 gennaio 2018

COME “MUORE” UNA STELLA CADENTE

 

 

 

I corpi celesti più piccoli degli asteroidi si sgretolano entrando in contatto con l’atmosfera terrestre scoppiando dall’interno, a causa dell’aria ad altissima pressione che attraversa i pori e le crepe. Parti dei meteoroidi più grandi e quelli piccoli ma molto densi possono superare questo “scudo” e precipitare al suolo.

I meteoroidi, corpi celesti più piccoli degli asteroidi, esplodono quando urtano con l'atmosfera terrestre a causa del muro di aria che gli si para innanzi. Varcando i pori e nelle crepe, infatti, quest'aria genera una pressione talmente forte all'interno dei “sassi cosmici” da trasportarli alla disintegrazione.Scuola Paritaria Milano

Il meccanismo è stato spiegato per la prima volta nel dettaglio dai ricercatori del Sistema di Difesa Planetario della NASA, un pool di esperti che studia i corpi celesti potenzialmente pericolosi per la Terra e prepara i piani per prevenire un “Armageddon”.

Recentemente si è attivato per il passaggio (innocuo) dell’asteroide 2012 TC4, grazie al quale ha potuto testare i sistemi di monitoraggio e analisi della minaccia su scala internazionale.Scuola Superiore

Innanzitutto, per meteoroide s’intende un corpo celeste con dimensioni che spaziano da quelle di un granello di sabbia a quelle di un pesantissimo masso. Sopra di essi vi sono gli asteroidi, oggetti significativamente più grandi dei quali è possibile osservare traiettorie e altri parametri. Quando i meteoroidi impattano con l'atmosfera terrestre, si distruggono originando scenografiche fiammate, le cosiddette stelle cadenti (o meteore), che possono essere circa violente secondo la grandezza del frammento. Un bolide è una fiammata particolarmente accesa, alla stregua di quella che ha attraversato i cieli italiani la notte del 30 maggio 2017. Ma i meteoroidi possono essere anche di massa indicativa, come quello da 10mila tonnellate che nel 2013 esplose sui cieli di Celjabinsk in Russia. In questo caso l'impatto con l'atmosfera non disintegra completamente il corpo celeste, lasciando cadere sulla Terra frammenti quasi grandi.Istituto Privato Milano 

È proprio studiando questo evento che i ricercatori ha preparato un nuovo modello matematico in grado di specificare gli effetti dell'aria sulla distruzione dei corpi celesti. In parole semplici, c'è una notevole differenza tra l'aria ad altissima pressione dell'atmosfera che si para innanzi al meteoroide e il vuoto d'aria alle sue spalle; quando la prima riesce a penetrare nelle fessure e nei pori dell'oggetto, è sufficiente a creare una vera e propria esplosione che lo distrugge dall'interno.

Nel caso del meteoroide di Celjabinsk, sulla Terra giunsero soltanto gli 0,1 percento del materiale complessivo, quello sopravvissuto all'evento esplosivo che ebbe una potenza paragonabile a trenta bombe atomiche di Hiroshima (l'onda d'urto provocò 1.500 feriti).

Secondo i calcoli degli studiosi, coordinati dal professor Jay Melosh, docente di Scienze della Terra, Atmosferiche e Planetarie presso l'Università Purdue, lo “scudo” della Terra contro questi oggetti è più efficace di quel che si pensasse, tuttavia anche i meteoroidi piccoli e densi possono superarlo indenni, trasformandosi in quelli che chiamano comunemente meteoriti.

I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Meteoritics & Planetary Science.Scuola Paritaria Economico Turismo Freud Milano

 

 


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