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PARTICOLARI SU SIGMUND FREUD - SCUOLA TECNICA INFORMATICA S. FREUD

18 giugno 2016

Anticipatore della pet-therapy, spaventato dal numero 62, indulgente sui propri vizi: tante stranezze e curiosità della vita di Sigmund Freud, padre della psicanalisi e dell'interpretazione dei sogni.

CHI ERA SIGMUND FREUD. Sigismund Schlomo Freud, conosciuto come Sigmund Freud, nacque il 6 maggio 1856 a Freiberg (Příbor), nell'odierna Repubblica Ceca (al tempo chiamata Moravia). Medico e fondatore della Psicanalisi, identificò nell’inconscio la dimora degli istinti e dei desideri, e nei conflitti irrisolti la causa d’isterie e nevrosi. Ribaltando una tradizione millenaria che vedeva nella psiche una materia impermeabile alla ragione, ne fece il punto di vista da cui partire per lo studio del paziente.

Ancora oggi è oggetto di studi, ma in vita il suo lavoro non fu particolarmente apprezzato e le sue teorie guardate con sospetto.

L'ANTESIGNANO DELLA PET-TERAPY. Sigmund Freud ritratto nel suo studio con l’inseparabile Jofi, il suo Chow Chow femmina. Freud considerava la sua presenza durante le sedute di psicanalisi imprescindibile, perché rassicurante per il paziente.

Jofi era così abituata a seguire le sedute del padrone che con il tempo imparò a calcolare il tempo di ogni incontro. Quando si alzava in piedi, Freud sapeva che la seduta era finita.

LE FOBIE DELL'UOMO CHE SCOPRÌ LE FOBIE. Si dice che Freud fosse ossessionato dal numero sessantadue. Riteneva che proprio a quell'età, sessantadue anni, sarebbero morto (in realtà campo fino a 83). Per questo motivo non alloggiava mai in una stanza d’albergo che avesse quel numero.

Aveva anche la fobia delle felci e aveva una gran paura di viaggiare in treno.

ROUTINE GENIALE. Le abitudini di Freud erano molto rigide. il mattino si dedicava ai pazienti, pranzava ogni giorno alle 13 in punto. Adorava la carne di manzo e odiava il pollo. Dopo pranzo, usciva a fare una passeggiata di buon passo di tre chilometri, percorrendo sempre le stesse strade, in particolare la Ringstrasse (il viale intorno al centro di Vienna) e lungo il percorso raccoglieva dei funghi.

Nel pomeriggio si dedicava ancora ai pazienti e dopo cena giocava a carte, di cui era grande appassionato, con la moglie o la figlia.

IL DIVANO ERA UN REGALO. Il famoso divano dove psicanalizzava i pazienti, era un regalo di una paziente, la signora Benevenisti. L’idea di far stendere i pazienti sul divano, glie vennero ai tempi nei quali praticava l’ipnosi e scoprì che erano più facili far andare le persone in trance se erano distese.

FUMATORE COMPULSIVO DI SIGARI. Sigmund Freud amava i sigari. Ne fumava anche venti al giorno e tra le nuvole di fumo, borbottava, lui che vedeva simboli inconsci in ogni cosa: «A volte un sigaro è solo un sigaro».

Per colpa dei sigari (e delle sigarette che fumava da giovane) Freud sviluppò un grave tumore alla gola, che lo portò alla morte nel 1939. Quando i dolori del cancro diventarono insopportabili, chiese che gli fosse concessa la morte assistita. Il suo medico di fiducia gli iniettò della morfina per aiutarlo a morire.

POCHI VESTITI. Aveva solo tre completi, tre cambi d’indumenti intimi e tre paia di scarpe. Forse per risparmiare (o per tirchieria)? No, gli sembrava inutile comprare altri vestiti. Vestirsi sempre allo stesso modo è abbastanza comune tra le persone geniali.

L'EMICRANIA E LA COCAINA. Freud soffriva di ripetuti e terribili attacchi di mal di testa. Dalla lettura dei suoi racconti e da altre testimonianze si è dedotto che soffrisse di emicrania che lo stesso Freud cercava di curare con la cocaina.

Freud scoprì la cocaina, allora quasi sconosciuta, a ventotto anni. Iniziò a usarla per le terapie contro l'ansia (e anche per lenire i suoi mal di testa), ma ne divenne dipendente, almeno fino ai quaranta anni. «Ho bisogno di un sacco di cocaina. Il tormento, la maggior parte delle volte, è superiore alle forze umane» scriveva nel 1895, cioè un anno prima di abbandonare la droga.

IN FUGA. Quando durante la seconda guerra mondiale, la Germania si annesse l’Austria, i nazisti, dopo aver bruciato i suoi libri, fecero irruzione nel suo appartamento, arrestando la figlia Anna. Il padre della psicanalisi era ebreo, ma soprattutto agli sgherri del Fuhrer non erano piaciute la sua indagine sull’inconscio e le pulsioni dell’essere umano. Fu grazie all’intercessione di un’altra sua paziente, la principessa Maria Bonaparte, che Freud con moglie e figlia trovò esilio a Parigi e a Londra. Ma quattro delle sue sorelle, Rosa, Marie, Adolfine e Pauline non ce la fecero e perirono in un campo di concentramento nazista. Ma quella di Freud non fu una fuga nottetempo, in realtà secondo alcuni storici Freud riuscì ad accordarsi con alcuni nazisti per salvaguardare il suo archivio e parte del suo patrimonio.

POLIGLOTTA AUTODIDATTA. Oltre al tedesco, Freud conosceva bene l'inglese (leggeva Shakespeare in lingua originale).

Da adolescente imparò anche lo spagnolo insieme a un compagno di scuola, per il piacere di poter leggere il Don Chisciotte in originale. Era, infatti, un grande ammiratore di Cervantes. Tuttavia - a scuola, durante le lezioni - univa l'utile al dilettevole: con il suo amico utilizzavano lo spagnolo per scriversi messaggi segreti, incomprensibili a compagni e professori.

LA DEDICA DEL DUCE. Il drammaturgo Gioacchino Romano, che aveva scritto un dramma su Napoleone con Mussolini, ne fece dono a Freud con dedica dello stesso duce: “a Sigmund Freud che renderà migliore il mondo, con ammirazione e riconoscenza Benito Mussolini und G. Forzano”. Non è detto che Mussolini ne fosse informato, ma c'è chi ritiene che Freud gli fosse simpatico al ponte da proteggerlo durante il nazismo. Pare che Freud contraccambiò con una copia, diretta al Duce, del suo Warum Krieg? Perché la guerra?), scritto con Albert Einstein. E una dedica: «A Benito Mussolini coi rispettosi saluti di un vecchio che nel detentore del potere riconosce l’eroe della civiltà». Gli storici spiegano questa deferenza con il fatto che Freud riteneva che il Duce potesse impedire l’Anschluss, ossia l’annessione dell’Austria al Reich tedesco. Ma non andò così.

FREUD È FINITO SULLA LUNA (SI FA PER DIRE). Sul nostro satellite naturale c'è un minuscolo cratere lunare dedicato allo psicoanalista tedesco. Si trova nella pianura interna all'Oceanus Procellarum, nella parte nordoccidentale della faccia visibile della Luna (vedi freccia). È situato a pochi chilometri a ovest della Vallis Schröteri, un'ampia e sinuosa valle lunare, e ha un diametro di due soli chilometri.

EBBE dodici NOMINATION AL PREMIO NOBEL… ma non lo vinse mai uno. E le nomine cessarono quando un esperto, nominato dal comitato del Nobel, asserì che il lavoro di Freud non avevano riscontri scientifici.

ACCUMULÒ CIRCA 2000 REPERTI ARCHEOLOGICI. Oggi sarebbe illegale, ma ai tempi di Freud era considerato accettabile. Molti dei reperti, prevenienti da scavi di tutto il mondo, risiedono nella vecchia casa di famiglia, che ora è un museo aperto al pubblico.

COSA CI RESTA DI FREUD? Molti aspetti della sua analisi sono stati rigettati dalla moderna psicologia. Ma a Freud dobbiamo intuizioni geniali come il fatto che sentimenti, idee, impulsi, desideri, eventi e azioni hanno importanti e spesso inconsapevoli significati (l’inconscio); che l’eccitazione sessuale non è limitata ai genitali; che il passato ha sempre un impatto sul presente e che parlare aiuta ad alleviare i sintomi emotivi, ridurre l’ansia e consente di liberare la mente di una persona. E che spesso a fare la differenza nella cura di un disturbo della personalità o di una nevrosi, è proprio il coinvolgimento del paziente nella cura, attraverso la relazione terapeutica.

SÌ OCCUPÒ ANCHE DI PETI. A Freud va il merito di aver indagato meglio di chiunque altro i profondi misteri dell'animo umano. Senza limiti e senza censure. Persino su temi triviali e scatologici. Nella prefazione alla seconda edizione del volume Escrementi e civiltà: antropologia del rituale scatologico di John Gregory Bourke (pubblicato postumo nel 1913) svelò le motivazioni inconsce che portarono a ripugnare peti e flatulenze: «Gli uomini civilizzati sono a disagio e imbarazzati da tutto ciò che ricorda loro la loro origine animale. Provano disperatamente a imitare gli angeli perfetti ma in loro rimane, comunque, una traccia terrena insostenibile da sopportare».| SIGMUND FREUD


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