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Come sarà la scuola dei Nativi Digitali? - Scuola Informatica Milano

1 aprile 2016

Come sarà la scuola dei Nativi Digitali?

La flipped classroom è un insieme che, tramite l’uso delle tecnologie didattiche, capovolge il consueto schema d’insegnamento/apprendimento e il consequenziale rapporto docente/discente. I materiali didattici sono sistemati all’interno dell’ambiente virtuale per l'acquisizione (alcuni anni fa si chiamava piattaforma di e-learning) del “gruppo classe” in profili e linguaggi  digitali anche molto differenziati. Per analizzare un contenuto o un tema non si utilizza più solo testo scritto ma anche, audio, video, simulazioni e materiali disponibili su Internet. Questi materiali possono essere approfonditi dagli studenti da soli o in gruppo “fuori dalla classe” a casa, in biblioteca o in altri luoghi di gruppo semplice. Mentre in classe con l’insegnante i contenuti “imparati” attraverso la tecnologia divengono oggetto di attività cooperative mirare a “mettere in movimento” le conoscenze acquisite. 

La classe non è più il luogo di divulgazione delle nozioni ma lo spazio di lavoro e confronto, dove s'apprende a utilizzarle nel confronto con i pari e con l’insegnante.

L’insegnante, difatti, una volta selezionato un tema da studiare, e caricato il materiale attinente sulla una piattaforma di e-learning, indica allo studente quali temi e contenuti studiare o approfondire nei giorni precedenti l’attività in classe destinata a quel tema. In questo modo si realizza l’”inversione” del setting tradizionale e si può parlare di flipped classroom.  

Questa metodica didattica ha origine nel mondo anglosassone – da sempre più attento alla didattica laboratoriale e “per sperimentazione” - e si è esteso, in particolare negli Stati Uniti, dove già da anni le classi sono, infrastrutturate digitalmente e si utilizzano sistemi di e-learning basati su sistemi di classi virtuali

La dinamica del processo didattico si svolge nel modo seguente. 

Gli insegnanti preordinano i materiali di approfondimento all’interno del Virtual Learning Environmet (Ambiente virtuale di apprendimento) adottato dall’Istituto scolastico. Gli studenti approfondiscono prima della lezione, a casa, il tema proposto. In modo liberare il tempo della vecchia lezione frontale trasmissiva e lasciare spazio per realizzare una serie di esperienze di acquisizione attiva che si svolgono abitualmente in piccolo gruppo. Questa idea della classe “rovesciata” (da to flip, capovolgere), oltre che negli USA sta acquistando sempre maggiore popolarità e affidabilità anche negli ambienti educativi europei in particolare nel nord dell’Europa.

In sostanza si può dire che la classe diviene, il luogo in cui lavorare secondo il metodo del problem solvingcooperativo a trovare soluzione a problemi, discutere, e costruire con l’aiuto dell’”insegnante coach” attività di tipo laboratoriale ed  “esperienze didattiche” (reali o virtuali) di avviamento delle conoscenze. Non si tratta di un’innovazione radicale dal punto di vista metodologica, ma di un'attuazione abilitata dalle tecnologie della “buona utopia” deweyana e montessoriana dell’apprendere attraverso il fare (learning by doing).

In questo modo, inoltre, sono potenziati i nuovi stili di apprendimento degli studenti che sono ormai “native digitali” e diviene molto più semplice personalizzare gli apprendimenti, disegnando all’interno dell’ambiente virtuale di apprendimento percorsi formativi specifici per singoli o gruppi con bisogni o esigenze particolari. L’aspetto più interessante che questa metodologia è che l’intero setting didattico è rivisto dal punto di vista di massimizzare una risorsa che sempre  di più scarseggia nella scuola: il tempo dell’insegnante.

Insomma, vi sono due livelli di “inversione” del setting didattico.

- Il primo riguarda che le tecnologie digitali, attraverso l’utilizzo di ambienti web di apprendimento cooperativo consentono di trasportare “fuori dall’aula in presenza” una serie di attività di tipo nozionistico e rutinario liberando il tempo dell’insegnante per seguire più direttamente i problemi di apprendimento degli studenti;

- il secondo consta nella possibilità di generare all’interno dell’aula, in particolare attraverso il lavoro di gruppo cooperativo, una nuova metodologia attiva di apprendimento che trasforma la classe in una piccola “comunità di ricerca”.

Ciò che è indispensabile, per attuare questa tipologia di setting didattico è, in primo luogo, la possibilità di essere collegati a internet in classe attraverso una connessione a “banda larga”, in caso contrario tutti gli altri device  tecnologici presenti nell’ambiente didattico (LIM, tablet, sistemi di learning)  sono ciechi e muti

L’interazione insegnante/studente si trasforma radicalmente poiché si riduce molto il tempo della “lezione frontale” e aumenta proporzionalmente il tempo dedicato al problem solving cooperativo, al monitoraggio e al supporto del lavoro degli studenti, così come quello dedicato al “controllo razionale” collettivo dei risultati dei lavori di gruppo condotti dagli studenti.

 

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