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IL MERITO DELLE INTERAZIONI SOCIALI PER UN'IDEA STRATEGICA - SCUOLA PARITARIA INFORMATICA MILANO

12 maggio 2016

La capacità di vedere con la mente pensieri ed emozioni di chi ci sta intorno è un congegno complicato della nostra mente che ci permette di mettere in atto la tecnica di comportamento più efficiente, ma si attiva solo se crediamo di essere in concorrenza con nostri affini, e non quando ci basiamo sulle risposte di una macchina. E' quanto è apparso da una serie di test su un gruppo di volontari che si sperimentavano in diversi tipi di giochi, senza sapere che i feedback erano forniti da un algoritmo al computer 

inizio TESTO “Io penso che tu pensi...” potrebbe essere questo il modello della teoria della mente, cioè della capacità di immaginare pensieri, intenzioni, emozioni e sentimenti di un'altra persona. Ma quanto possiamo essere efficienti nell'anticipare il comportamento altrui?

Jean Daunizeau e colleghi dell'INSERM e del CNRS francese, che firmano un articolo sulle pagine della rivista “PLOS Computational Biology”, hanno ora scoperto che quando si tratta di mettere in atto la propria teoria della mente, è sostanziale che il soggetto si trovi in un ambiente sociale per poterla usare a proprio sostegno. 

La teoria della mente è una parte essenziale del comportamento umano in ambito sociale e viene perciò studiata da molti anni. Uno dei modelli più usati per rendere conto del comportamento di un soggetto è quello Bayesiano: in un contesto di interazione sociale tra diversi individui, ciascuno stima la prevedibilità che gli altri mostrino un certo comportamento, e rivede continuamente questa probabilità sulla base dei comportamenti effettivamente tenuti dalle altre persone.

Immaginare pensieri ed emozioni altrui è molto importante nelle interazioni sociali competitive Nel corso dello studio, Daunizeau e colleghi hanno chiesto a 26 volontari di cimentarsi ripetutamente prima in una versione elettronica di nascondino, e poi con una simulazione di una slot machine. Nel primo caso, che rappresentava un situazione sociale, i soggetti erano divisi in due sottogruppi e si sottoponevano al test seduti nella stessa stanza nello stesso momento. 

A ciascuno era detto che avrebbe affrontato altri quattro giocatori, creando così l'idea che gli avversari fossero gli altri volontari presenti nella stessa stanza. Nel secondo caso, che rappresentava l' ambiente non sociale, i soggetti dovevano semplicemente scegliere di volta in volta una tra due slot machine e tentare la fortuna, tenendo conto di successivi feedback che identificavano le loro preferenze come corrette o scorrette.

Ciò che gli sperimentatori non dicevano era che gli altri agenti bayesiani in realtà erano sempre artificiali, e giocavano secondo un algoritmo di calcolo in parte complicato.

Il risultato è stato inconfondibile, perché pur giocando sempre contro un giocatore virtuale, cioè un algoritmo di calcolo, i volontari trionfavano quando giocavano nella situazione sociale, mentre perdevano nel gioco nella situazione non sociale. Ciò significa secondo gli autori che quando pensiamo, anche erroneamente, di dover competere con altre persone, attiviamo la teoria della mente, che così rappresenta un valore aggiunto, una risorsa cognitiva particolarmente efficiente nell'analizzare ricorsivamente il feedback che arriva dal contesto, permettendo di comportarsi di conseguenza, in modo strategico.


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