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LA SCUOLA: "LUOGO DELLE RELAZIONI" - SCUOLA TECNICA TURISTICA S. FREUD

16 giugno 2016

Solo le relazioni ci aiuteranno, La scuola è un luogo caratteristico, non di passaggio, sostanziale anche quando gli studenti sostengono di non amarlo.

Si è svolto nei giorni scorsi a Trento il Festival dell’economia. Il tema che rappresenta la manifestazione di quest’anno è tanto difficoltoso quanto corrente: I luoghi della crescita. Che cosa guida la crescita economica? Nel mondo globalizzato gli autori naturali, la localizzazione, le infrastrutture sembrano essere diventate meno importanti nel condurre la crescita economica.

Sempre più è manifesto che la cosa che più di ogni altra conta nello specificare le differenze nello sviluppo economico dei territori sono le persone. “Solo le relazioni ci salveranno!” è il titolo del confronto condotto da Mariapia Veladiano, scrittrice e dirigente scolastica. Il titolo, come si può leggere, non termina con un punto di domanda. Il punto esclamativo finale dimostra che si tratta di un’affermazione, un atto di fiducia, quasi un imperativo: un dipartimento economico è destinato a morire se non si trasformerà in un luogo di relazioni. I luoghi che viviamo giornalmente sono vari, spesso più che abitarli li percorriamo. Ci sono tra questi luoghi di crescita delle relazioni e Mariapia Veladiano ha voluto consegnarne alcuni.

La scuola è uno di questi luoghi. E’ un luogo speciale, non di passaggio, fondamentale anche quando gli studenti affermano di non amarlo, perché vi si trascorre una grande fetta della vita. Considerevole quindi che nella scuola si costruiscano relazioni considerevoli, non caratterizzate dalla competitività e dalla selezione.

Altro luogo di vita è la piazza, che va recuperato come luogo di vita, di relazioni: assistiamo sempre più al sorgere di piazze spoglie, che non attraggono le persone a fermarsi, a incontrarsi, piazze funzionali al sorgere di mercati, luoghi di commercio, di passaggio e non di sosta, di riflessione.

Anche la cura è un luogo, se inteso come un fermarsi accanto alla vita dell’altro, è l’ opposto della corsa solitaria, è il luogo della maternità che deve appartenere a tutti. L’affetto e l’ascolto dell’altro, soprattutto nella scuola, sono luoghi di relazione profonda, fondati sull’incontro con l’altro, che favoriscono trasmissione, percorso insieme.

Ponte è un altro luogo di relazione: si può decidere di non attraversarlo, di non andare incontro all’altro, si può stare fermi, senza guardar oltre e non cogliere l’orizzonte. Si può decidere di fabbricare ponti o muri, ma bisogna essere consci che i muri pretendono la costruzione di altri muri, altri confini, perché trasportano alla logica del muro contro muro.

L’invito della scrittrice è quello allora di spiazzare, di sorprendere con le parole, di agire con le parole. Le parole sono pietre e allora perché non fare la rivoluzione con le parole, riconquistare la gentilezza contro il burocratese, usando un linguaggio educato di tutto e di tutti, che costruisca anche parità di genere? Altro stimolo interessante e fonte di grande preoccupazione è stato quello offerto all’interno del dibattito Le mappe e i luoghi dell’esclusione, a cura di Save the Children. Durante l’incontro, condotto da Marco De Amicis e Christian Morabito sono stai diffusi alcuni dati tratti da Gli orizzonti del possibile, 5° Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia.  La pubblicazione – con l’aiuto quest’anno di circa quaranta mappe- esamina la situazione dell’infanzia nel nostro Paese, nell’ambito della campagna “Illuminiamo il Futuro” per il contrasto della miseria educativa: sempre meno spazi e opportunità per i bambini in Italia, soprattutto al Sud, stretti fra indigenza (oltre 1.4 milioni in povertà assoluta), la vita in aree metropolitane (dove si concentra  il 37% dei minori) spesso prive di servizi, una scuola “dimezzata” (tempo pieno per non più del 50% di scuole) 1 minore su 4 vive in appartamenti inadeguati e più di 65 mila nuclei familiari sono sotto sfratto; il 68% delle famiglie taglia la spesa alimentare; oltre 3 milioni di bambini non hanno letto un libro nell’ultimo anno; solo il 6% dei bambini gioca libero in strada e il 25% in cortile. Durante l’incontro si è sottolineato che se la povertà economica è legata al provento dei genitori, la povertà educativa è propria di ciascun giovane, che si trova privo di quelle abilità che gli consentiranno di diventare un adulto, un cittadino libero.

 


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