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INEMURI, L'ARTE GIAPPONESE DI NON DORMIRE - SCUOLA TECNICA TURISMO S. FREUD

18 giugno 2016

"I giapponesi non dormono mai" si dice riguardo alla devozione di questo popolo per il lavoro. Salvo poi, imbattersi in Tokyoti addormentati sulle scale, in metropolitana, nel bel mezzo di un meeting d'affari.

Nell'inemuri, una coniugazione del sonno unica al mondo, un'abitudine che affonda le radici nella tradizione del popolo nipponico.

Inemuri significa, letteralmente, "essere addormentati ma presenti", o se preferite, "essere presenti mentre si dorme" (inemuri significa sonno, il prefisso "i" vuol dire "essere presenti"). Indica l'atto di addormentarsi sul posto, ovunque ci si trovi, in una situazione pubblica e senza che questo sia motivo d’imbarazzo.

Più nello specifico, il termine è passato a indicare l'appisolarsi sul luogo di lavoro: una condizione che nella cultura occidentale è intesa come assenza di attenzione o d’impegno, o l’effetto di una serata di stravizi, ma che presso i giapponesi ha tutto un altro significato.

Chi pratica l'inemuri non sta dormendo, e neanche pisolando o facendo una pennichella: si è lasciato vincere dal sonno perché ha dato tutto, e si è totalmente distrutto di lavoro.

Questi veloci minuti di riposo rubati alla smania quotidiana sono la prova precisa di quanto si è stanchi, e di quanto poco si sia riuscito a dormire la notte trascorsa: davanti alla società, e in una situazione in cui la semplicità impedisce di auto elogiarsi, questo è il segno materiale della devozione alla propria professione.

A difformità di quanto potrebbe avvenire in un'azienda europea, dove addormentarsi mentre un collega parla, sarebbe motivo di "problemi diplomatici", nell'ottica giapponese l'importante è essere assente. Il solo atto di esserci giustifica la momentanea caduta di attenzione: in fondo, se è sceso un attimo, la palpebra è solo perché prima ci si è dedicati a estenuanti e interminabili sedute di lavoro. Allo stesso tempo, l'inemuri permette di ritornare immediatamente presenti al proprio ambiente sociale, non appena la situazione lo richieda. Per questo motivo chi la pratica è spesso vista in posizioni innaturali, scomode e tipiche della veglia, e non di un normale pisolino all'occidentale.

Quella postura e quel luogo poco separato scelto per riposare stanno dicendo "mi assento un attimo, ma torno appena serve" e sono la prova che una persona sta lavorando fino all'esaurimento delle forze, ma ha ancora il rigore morale per svolgere i propri doveri.

Ecco perché l'abitudine giapponese di addormentarsi in pubblico non è per niente in contrasto - come sulle prime potrebbe sembrare - con l'alta considerazione per chi si alza presto la mattina e va a dormire tardi la sera, rubando al sonno ore preziose per studiare o lavorare.

In antichità, i samurai erano considerati ancora più virtuosi, se interrompevano il sonno per dedicarsi allo studio; e oggi è perfettamente normale permettere agli studenti di attardarsi sui libri fino a notte fonda, anche se questo si traduce in un sonno arretrato che ci si trascina per giorni.

Per contestualizzare meglio l'inemuri, occorre anche dire che in Giappone il "co-sleeping", l'abitudine di dormire insieme ai propri figli, è considerato perfettamente normale fino all'età scolare. Si pensa che dormire con i più piccoli li renda più sicuri e li aiuti a divenire adulti indipendenti (alla faccia dell'abitudine occidentale di abituare i bambini a dormire da soli, per recuperare privacy e intimità).

Questo concetto è stato ancor più rafforzato dalla necessità di dormire in rifugi e dormitori comuni dopo terremoti e tsunami, in particolare dopo quello del 2011: per molti scampati, poter condividere l'esperimento del sonno con altre persone nella stessa condizione, è stato d'aiuto e ha avuto un effetto tranquillizzante.

Perciò, la prossima volta che vedrete una persona giapponese pisolare in pubblico, lo conoscerete: non sta dormendo, e neanche opportunamente sonnecchiando. Sta facendo inemuri, in una pausa solo temporanea dai propri doveri. Tra questo e una siesta, c'è una bella differenza


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