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IL BULLISMO HI-TECH - SCUOLA TECNICA INFORMATICA S. FREUD

14 ottobre 2016

Anche in passato i giovani hanno padroneggiato forme di bullismo, di teppismo, di aggressività in “branco” nei confronti dei soggetti più fragili. Il bullismo, dal termine inglese bullyng usato dai primi studiosi del fenomeno, indica una «replicata sopraffazione, psicologica o fisica, di una persona meno forte da parte di un’altra più forte. Si tratta di attacchi o prepotenze fisiche, verbali o psicologiche che causano paura, angoscia o danni alla vittima».

Da qualche tempo nelle scuole gli studenti più piccoli e indifesi sono gli obiettivi privilegiati dei bulli che si divertono a filmare col telefonino i loro soprusi e poi a metterli su internet. Ma anche i professori sono fatti oggetti di molestie e di sberleffi. Molti video riprendono inoltre scene vere o simulate di sesso in classe talora all’insaputa degli stessi protagonisti.

È forte il fascino di rendersi protagonisti di un atto di cyber bullismo, di bullismo hi-tech, trasformandosi in attori o in tecnici di un filmato che registra immagini deplorevoli da diffondere su internet.   Scuola Informatica

È preoccupante che vi siano ragazzi pronti a riprendere la vittima delle loro azioni, e ugualmente insopportabile è l’idea che qualcuno di loro non trovi di meglio da fare che diffondere questi filmati in internet. È una successiva violenza, che colpisce il poveretto nella propria intimità forse più del dolore fisico, proprio perché scopre la sua debolezza agli occhi dei possibili spettatori che potranno accostarsi alle immagini. La rete web è assurdamente piena di filmati di questo genere, che da un lato osano di provocare l’emulazione da parte di altri aspiranti protagonisti in negativo, dall’altro alimentano quel “voyeurismo” tipico dei media che va di pari passo con l’esibizionismo delle tribù giovanili».

Sembrerebbe che il fenomeno in Italia coinvolga il 25% dei ragazzi in età scolare e in alcuni paesi del mondo raggiunga perfino punte del 40-50%.

La noia è un rischio nella vita di un adolescente. La noia è il sentimento che ha originato tante piccole e grandi disgrazie in ogni generazione di giovani, è la precondizione alle più diverse forme del loro disagio psicologico. La noia vera viene da dentro, non da fuori: i più irrimediabilmente annoiati sono spesso propri i giovani facilitati, quelli che hanno già “tutto”, compreso un tempo che sembra non finire mai e che non sanno come impiegare. La noia è una forma di attesa frustrata e le sospensioni dei giovani sono tanto più spropositate quanto più alto è il tenore di vita di una società.        Scuola Paritaria Milano

La noia si apprende: si può ben insegnare a un adolescente proteggendolo da tutto, riempire del superfluo, sottraendogli la voglia, la fantasia, la necessità di sperimentare il nuovo. Egli crescerà senza sapere quanto sia bello e essenziale fabbricare ciò che gli manca, dunque essere intraprendente, temerario. Chi subisce una simile – pessima – pedagogia tende a crescere dimissionario, arrendevole. È portato a temere l’ambizione perché sacrificio, a vivere l’esistenza in modo passivo, attendendosi dagli altri sempre e comunque il massimo. Si adatta a vivere di pretese».

L’atteggiamento governativo nei confronti del fenomeno deve essere più specificatamente orientato verso la prevenzione e educazione: l’azione è efficace se si parte dalla base, non dall’apice della società».    Istituto Tecnico Informatico

C’è una spaccatura profonda dei legami comunitari, che portavano alla realizzazione del proprio progetto di vita passando attraverso il confronto e la collaborazione con gli altri. Oggi il messaggio è profondamente cambiato: “Tu ti devi compiere da solo, senza gli altri”. (...) La violenza diventa uno strumento per affermare se stessi agli occhi degli altri. È l’isolamento dell’Io, un profondo egocentrismo. E poi non dobbiamo dimenticare la presenza d’internet, nella quale la violenza reale diventa virtuale, ma è anche il veicolo attraverso il quale apparire e, dunque, riaffermare la propria esistenza. Le due situazioni si autoalimentano. Internet fornisce dei modelli e gli adolescenti seguono i modelli. E nella Rete si trova di tutto».

 


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