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SCUOLA TECNICA INFORMATICA

25 maggio 2016

È a scuola che si diviene cittadini del futuro, occorre dare ai ragazzi dei mezzi per costruirsi, per affrontare le difficoltà della vita ,questo è il compito della scuola. D’altra parte l’attività sessuale appartiene alla sfera privata. Per quanto riguarda invece il rispetto dell’orientamento sessuale è un discorso pubblico. Per questo, noi dobbiamo insegnare il rispetto di ciò che siamo nonostante le nostre differenze, ma l'interesse di un tale insegnamento tocca altre questioni molto serie per la salute; gli esperti hanno affermato in numerosi studi e rapporti che un’educazione sessuale insufficiente porta ad un aumento del tasso di gravidanze in età adolescenziale e a una più grande quantità di persone che soffrono di AIDS e malattie sessualmente contagiose, per questo motivo l'educazione sessuale dei giovani deve essere considerata come uno strumento adatto per prevenire questi effetti negativi. Il rapporto disegna anche una mappa di come gli Stati europei si orientano rispetto all’insegnamento dell’educazione sessuale che varia da paese a paese: «nella maggior parte dei Stati membri dell’Unione europea questa materia è obbligatoria (in Germania dal 1968, in Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970, in Francia dal 1998)». Fanno eccezione sette paesi su 24 analizzati: Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania Regno Unito (ma nel febbraio del 2015 i parlamentari inglesi hanno chiesto che l'educazione sessuale divenga obbligatoria nella scuola primaria e secondaria) e Italia. Aggiunge comunque il rapporto che i problemi si registrano anche negli Stati dove l’insegnamento è obbligatorio perché «la qualità dell’insegnamento e l’assimilazione da parte degli alunni sono a volte limitate. Molti giovani europei non appaiono essere informati sulle questioni fondamentali di educazione sessuale, specialmente sui temi della salute e dei diritti riguardo il sesso e la riproduzione». Sono pochi i giovani che nel mondo ricevono una preparazione adeguata riguardo la loro vita sessuale. Questo fa sì, si legge nel rapporto dell’Unesco “International Technical Guidance on Sexuality Education” del 2009, che siano potenzialmente vulnerabili a forme di sfruttamento, coercizione e abuso, che accadano gravidanze non volute e infezioni trasmesse per via sessuale. Molti giovani si avvicinano all’età adulta avendo a che fare con messaggi incoerenti e confusi sulla sessualità e sui rapporti tra i generi. Imbarazzo, silenzio e disapprovazione, si legge ancora nel rapporto, non aiutano a discutere in maniera aperta di sessualità da parte degli adulti, inclusi i genitori e i docenti, proprio in quelle fasi dello sviluppo personale in cui sarebbe necessario farlo. Parlare di questi temi in famiglia è in alcuni casi lasciato in una dimensione tacita, tra detto e non detto, un sapere consegnato per via informale, su base volontaria, dalle esperienze personali di coetanei o genitori o tramite notizie acquisite dai media, senza un’adeguata preparazione alle spalle. Invece, secondo il report dell'Unesco, c’è urgente bisogno di fare educazione sessuale, soprattutto tra i giovani dai quindici ai ventiquattro anni. Il 60% delle persone in questa fascia d’età, ad esempio, non è in grado di identificare in che modo si può prevenire la trasmissione del virus HIV. Nei mesi scorsi l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato un resoconto sugli impatti dell’educazione sessuale rispetto all’incidenza di gravidanze indesiderate, di malattie trasmesse sessualmente, di vicende di abusi sessuali e di distinzioni basate sull’orientamento sessuale. Poiché le convenzioni sociali e le discriminazioni di genere hanno una grossa influenza sull’espressione della sessualità e degli atteggiamenti sessuali, una buona qualità dell’educazione sessuale «può avere un impatto positivo sulle attitudini e sui valori condivisi, sugli sviluppi delle relazioni personali, contribuendo così alla prevenzione di abusi e al rinforzamento di relazioni consensuali e reciprocamente rispettose del partner». L’educazione sessuale è importante perché riguarda la persona nella sua totalità e tiene insieme gli aspetti fisici, cognitivi, emozionali, sociali e interattivi della sessualità. Non promuove gli adolescenti e i giovani a fare sesso, ma supporta il loro sviluppo sessuale e dà gli strumenti per conoscere i principi della riproduzione umana e per esplorare le emozioni e i sentimenti, i rapporti interpersonali e familiari. In particolare, i programmi di educazione sessuale hanno obiettivi specifici e altri a più ampio raggio. Nell’immediato, puntano a ritardare l’età del primo rapporto sessuale, ridurre la ciclicità di attività non protette, incrementare l’uso di precauzioni per evitare gravidanze non volute e malattie trasmesse per via sessualmente. Nella lunga durata, l’obiettivo è riconoscere e distruggere gli stereotipi alla base delle discriminazioni di genere e quelli legati all’orientamento sessuale, ad acquisire una maggiore cognizione dei diritti umani e dell’uguaglianza di genere, ad avere rispetto ed empatia verso gli altri, a comunicare con i propri genitori e gli adulti, a maturare un pensiero critico e a costruire relazioni basate sul rispetto reciproco. – Diminuiscono i rapporti non protetti Uno dei primi effetti sono l’aumento dell’uso di contraccettivi al primo rapporto sessuale, che in tutta Europa avviene intorno ai quindici anni. Questo significa una maggiore protezione dal rischio di contrarre l’HIV, il papilloma virus o altre malattie trasmissibili per via sessuale. In particolare, nelle ultime tre decadi, la Germania è uno dei i paesi che ha visto il più rilevante incremento di ricorso di anti-concezionali: poco più del 90%, rispetto all’80% per le donne e il 71% per i ragazzi nel 1980. Percentuali simili sono state registrate in Olanda. È questo, scrive l'OMS, il risultato di un’educazione sessuale di qualità nelle scuole, di campagne nazionali sul sesso sicuro, di un buon accesso a metodi contraccettivi sicuri e affidabili, di un intero ambiente a supporto dei giovani; calano le malattie trasmesse per via sessuale, incluso l’HIV L’Estonia è uno dei paesi dove i programmi di educazione sessuale hanno avuto maggior impatto rispetto alle percentuali di trasmissione di malattie sessualmente trasmesse. Come mostrato da uno studio a cura di Murd e Trummal, si è registrato un notevole declino nella fascia d’età tra i quindici e i ventiquattro anni, meno gravidanze inattese in età adolescenziale Altro risultato dell’uso dei contraccettivi e di una buona educazione alla sessualità è la diminuzione delle gravidanze inattese in età adolescenziale, documenta l'OMS. Rappresentativo è il caso della Finlandia. La percentuale di gravidanze e aborti ha conosciuto delle oscillazioni in simultaneità con i periodi in cui l’educazione sessuale era obbligatoria nelle scuole. Secondo i dati mostrati nel documento, si è registrato un calo delle gravidanze negli anni Novanta, un incremento di nascite e aborti tra il 1998 e il 2006 (periodi in cui sono diminuiti i finanziamenti ai programmi di educazione sessuale) e una nuova riduzione dal 2006 in poi, quando lo stato è tornato a investire. L’educazione sessuale nelle scuole è efficace se non resta un’esperienza isolata I dati del resoconto, dell'OMS conferma quanto rilevato su più ampia scala dal rapporto Unesco, citato sopra, che ha valutato l’impatto di ottantasette programmi (29 in paesi in via di sviluppo, 47 negli Stati Uniti, 11 in alcuni paesi definiti nel rapporto “sviluppati”) di educazione sessuale nel mondo.

Presi nell’insieme i dati dicono che più di un terzo dei programmi riesce a ritardare l’età del primo rapporto sessuale, a far diminuire la frequenza e il numero di rapporti con partner diversi. In quattro casi su dieci, inoltre, è stato incoraggiato l’uso di anti-concezionali. Questo si traduce in una maggiore prevenzione di rapporti sessuali a rischio: più della metà dei trenta programmi dedicati a questo, è riuscita a raggiungere l’obiettivo prefissato. Eppure l’educazione sessuale nelle scuole è tanto più efficace quanto più è congiunta da campagne informative e di sostegno da parte dei governi nazionali. Non è una materia tecnica e richiede il coinvolgimento di tutti i soggetti: bambini, adolescenti, familiari, docenti, dirigenti scolastici, rappresentanti delle istituzioni, associazioni. Ed è questo, scrive l’Unesco, il gap da ridurre.

E in Italia?

Da questo punto di vista, l’Italia è uno degli esempi più chiari di come sia un intero ambiente (culturale, politico, religioso) a indebolire ogni tentativo d’introduzione per legge dell’educazione sessuale nelle scuole (a parte singoli progetti, che ogni realtà locale può decidere di adottare o no). Il rapporto “Sexual Education in Europe” mostra come in Italia sia sempre stata forte l’opposizione alla sua introduzione da parte della chiesa cattolica e di alcuni gruppi politici. Nel 1991, un progetto di legge che voleva inserire l’insegnamento facoltativo di educazione alla sessualità all’interno dei programmi ministeriali di biologia non ha avuto alcun approdo. Negli ultimi trent’anni diverse proposte di legge sono state bocciate. Nell’ultimo anno e mezzo, ha avuto grande eco nell'opinione pubblica il pericolo che secondo alcuni avrebbe comportato l'educazione di genere nella scuola pubblica italiana. Diversi consigli comunali e regionali hanno presentato atti d’indirizzo e mozioni per contrastare, infatti, la cosiddetta "teoria gender". A ottobre 2015, è nato l’Osservatorio Nazionale sull'educazione affettiva e sessuale, «che si auto dichiara "in proficuo dialogo" con il ministero dell'Istruzione, per tutelare i figli dal gender». Lo scorso giugno a Roma è stata organizzata una ”family day" anche per «fermare la colonizzazione ideologica della teoria Gender nelle scuole».. L'assenza di un'educazione sessuale e di un serio dibattito pubblico hanno però impatti culturali, sanitari e sociali sulla vita quotidiana del paese. Secondo un’indagine della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, presentata al congresso dei ginecologi, il 37% delle donne italiane vuole maggiori informazioni su benessere e salute sessuale e oltre il 20% delle giovani tra i venti e i trenta anni ha appreso su Internet informazioni false, o parzialmente esatte, sulla sessualità.

Un’indagine dell’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza, condotta nel 2013 su 1.400 giovani di sette scuole diverse, ha svelato in particolare che il 19% degli adolescenti ha rapporti sessuali prima dei quattordici anni, una cifra quasi raddoppiata rispetto alle stime dell’anno precedente: il problema è che il 73% dei ragazzi non conosce le principali malattie a trasmissione sessuale (Mts) e il 33% pensa che la loro incidenza sia trascurabile. I ragazzi hanno informazioni sulla sessualità che derivano prevalentemente dai propri coetanei, e che i loro coetanei prendono da internet, senza gli strumenti per discernere il falso dal vero. Una realtà critica che, deriva dal fatto che in Italia «non si fa educazione sessuale, che principalmente dovrebbe essere svolta nelle scuole, perché si vuole ancora evitare di affrontare questo tema». Le conseguenze si ripercuotono anche sulla salute delle persone. Un recente studio a cura dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), del centro studi IMS Health, di Nielsen Italia e Kondom.it, pubblicato su Repubblica Salute, ha mostrato come in Italia non stiano calando le malattie trasmesse sessualmente. Rielaborazione dati RSalute, ISS, IMF-Health – Multchannel view, Nielsen, Kondom.it Nel 2014 sono state registrate 3.695 nuove diagnosi di Aids, per l'84% attribuibili a rapporti sessuali non protetti. Più di 5.000 i casi di infezioni da clamidia, sifilide o gonorrea, aumentati del 31% dal 2005 al 2013, soprattutto tra gli adolescenti. Nel 46% dei casi degli uomini, e del 48% delle donne, le persone che hanno contratto le infezioni hanno ammesso di non aver usato contraccettivi. Solo l’8,8% aveva indossato il profilattico sempre. In Francia, si legge ancora nell'articolo, «l'ex ministro all'Istruzione Vincent Peillon aveva proposto di mettere distributori nelle hall dei licei perché non bastava fossero già regalati nelle infermerie scolastiche.. L'educazione sessuale è un tema che scandalizza e divide, purtroppo …..Ancora"».

 

 


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