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Scuola Informatica Milano

20 aprile 2016

La risposta a questo interrogativo è che non c’entra esplicitamente, non è internet che di per sé avvantaggia l’argomentazione, anzi, per certi aspetti, potrebbe svantaggiare, se non addirittura inibirla in alcuni casi, e comunque la mette in secondo piano.

O la persona possiede una capacità argomentativa prima di accostarsi al mezzo comunicativo, oppure difficilmente la acquisisce da internet, non s’impara da internet ad argomentare.

Internet ha permesso a molti di esprimersi, di pubblicare le proprie opinioni, di comunicare, attraverso blog, siti web, pagine web, oppure articoli divulgati da altri. Quando uno non si parla addosso, quando ha la pretesa di dire qualcosa di rilevante su un argomento, la capacità di argomentare, di dare ragioni di quello che si sta scrivendo o dicendo è un aspetto importante della comunicazione. Spesso, però, si pone l’accento sui rimandi grafici, esteriori, invitanti, del messaggio, e non sul contenuto. Talvolta l’immediatezza, la facilità del mezzo, avvicina i ragazzi a questi strumenti, e li allontana dai libri, che implicano comunque una fatica di grado superiore nell’approccio, e questo non ha a che fare con l’argomentazione, che implica ragionamento, vaglio critico e analisi, per la quale è essenziale del tempo, mentre il mezzo, di per sé, avvantaggia la fretta, la velocità, la sintesi. Inoltre, chi scrive su internet spesso si rivolge a un pubblico già distinto, ad una nicchia scelta, per cui non c’è bisogno di argomentare, quando il gruppo è già solidale e consenziente.

L’utilizzo interattivo: gli articoli e le pagine web sono corredati da uno spazio, in fondo, in cui è possibile lasciare i propri commenti. A questo punto dare ragioni, rispondere in modo argomentativo a chi critica, non è più un optional, altrimenti si corre il rischio di ottenere un effetto contrario a quello voluto nella propria comunicazione. Rimane sempre il fatto che uno acquisisce la propria capacità argomentativa altrove, ma almeno, con il web modifica il comportamento del soggetto utilizzatore, che diventa atteggiamento attivo e non più inerte.

L’utilizzo non-interattiva: non è detto che per forza tutti i fruitori non-interattivi siano privi di capacità argomentativa; per agevolare e schematizzare, i fruitori non interattivi sono divisi in tre categorie: il fruitore passivo, il fruitore entusiasta, il fruitore argomentativo.

Il fruitore passivo: la gran parte degli alunni ricerca informazioni e materiale didattico in rete in modo poco cosciente. Il professore consegna un compito, e lo studente cerca di assolvere questo compito con una rapida ricerca in rete, riservando a questo pochi minuti poco prima di spegnere il computer, dopo ore in cui ha chattato o giocato, o fatto altro. Il suo scopo è di riporre a posto la coscienza propria (e magari del genitore), ma non studia nulla da questo lavoro, perché appunto dedica pochissimo tempo. L’insegnante argomentativo, però, darà ben poco peso a questo genere di lavoro. Se il suo scopo non è quello di uno studio quantitativo ma qualitativo, non potrà premiare lo studente che presenta una tesina o una ricerca di 50 pagine, o una presentazione copiata da chissà chi, perché quello che conta è imparare, non presentare un lavoro apparentemente approfondito. L’informazione non vuol dire istruzione, e non è detto che tutto quello che copi e incolli, o che stampi, sia stato appreso.

L’utente entusiasta: usa internet come una enciclopedia continuamente aggiornata. Questi ragazzi creano ricerche con word e presentazioni con power point appassionandosi a quello che fanno, e capendo quello che stanno studiando, perché investono molto più tempo rispetto agli altri. Anche il professore se ne accorge, e premia a questo punto la buona volontà, l’impegno profuso, la limitazione, però, di questa seconda categoria di studenti, è il troppo entusiasmo , che non sempre è compatibile con una sana criticità. Così, lo studente crede sempre a tutto quello che è scritto, la frase ingenua “l’ha detto la TV” è sostituita dalla più recente, ma altrettanto ingenua “era scritto su internet” come se questo costituisse una garanzia assoluta.

L'utilizzatore argomentativo:  argomentare, invece, è un passo in più, che c’è solo quando l’utilizzo è veramente consapevole, quando è chiaro un giudizio, quando uno è in grado non soltanto di afferrare informazioni, ma di scegliere, e di chiarire le proprie scelte. Una capacità di questo tipo uno non la acquisisce automaticamente da internet. Questa è una di quelle cose che si assimilano solo in un approfondimento dello studio , in un rapporto con un altro, che solitamente è un insegnante, ma potrebbe essere anche un compagno di classe, o un amico, più avanti in questo cammino di cognizione.

Gli strumenti tecnologici non possono sostituire l’individuo. L’argomentazione non può essere rimpiazzata da internet.


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