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17 ottobre 2016

Che cosa fare intanto che siamo impegnati a fianco delle nuove generazioni come “accompagnatori educativi” nei tempi e nei luoghi in cui questo diventa pensabile?

Il suggerimento sostanziale è di utilizzare la nostra responsabilità educativa nella consapevolezza che stiamo concretando un compito profetico che, nel linguaggio ardimentoso e affascinante del tema capitolare prende il nome di amor preveniente e che nel Documento preparatorio trova il suo modello in Maria che alle nozze di Cana si fa carico con premura di un problema che la induce a intervenire con discrezione: «Fate quello che Egli vi dirà».

Da questa “icona” dell’educazione preventiva viene poi sviluppata quella proposta e quel percorso educativo che da concretezza e traduce operativamente le istanze dello spirito profetico e del metodo preventivo in riferimento a “questi” giovani ;Il monito di San Giovanni Bosco è valido ancora oggi: «Voi dovete amare le cose che piacciono ai giovani perché i giovani amino le cose che piacciono a voi».

In questa direzione, un primo suggerimento che si raccoglie da Mons. Domenico Sigalini – che di giovani ne sa qualcosa – e che volentieri rilancio è che «bisogna non far mai mancare il gruppo dei pari, un luogo dove il giovane possa vivere una vita bella, senza il bisogno di difendersi con le unghie e con i denti. La probabilità di vivere in gruppo gli permette un confronto, l’instaurarsi di amicizie».

La strategia educativa da avvantaggiare, dunque, non sta nel pedinamento dei giovani nei luoghi che già abitualmente frequentano, ma nell’inventarsi e nel costruire un luogo di giovani attorno ad un centro d’interesse comune che abbia anche specifiche di solidarietà e di cooperazione oltre che di divertimento, di protagonismo e di autorealizzazione.

Mentre si opera in tal senso, ritengo opportuno porre l’accento che è più importante valorizzare la prospettiva dello “stare con” i giovani che non quella del “fare per” i giovani. La partecipazione dell’adulto che educa viene, infatti, a essere decisiva anche quando rimane sullo sfondo come una figura raffigurativa che indica il carattere inter-generazionale su cui non è mai eccedente insistere, soprattutto in un tempo di mancanza di prossimità o impotenza della famiglia ridotta a pezzi.

Un nuovo suggerimento è di favorire la dimensione dell’affettività, dei sentimenti, della via del cuore più che della ragione, perché l’alfabeto delle emozioni ha un’efficacia non paragonabile all’alfabeto della razionalità, della progettazione politica e dell’impegno civico.

Ciò induce a scegliere l’ideazione di momenti aggregativi che passino attraverso la festa e l’espressività, lo spettacolo partecipato (più che fruito) e il linguaggio narrativo, musicale, teatrale, audiovisivo.      Scuola Paritaria Milano

In questa direzione assumono significato tutte le iniziative che valorizzano le esperienze di “edu-comunicazione” e di “media education”.

È nondimeno opportuno progettare questi momenti aggregativi, almeno per la fase in cui si concretizzano come “evento” coinvolgendo altre agenzie e soggetti educativi come le famiglie, le associazioni, le parrocchie, i docenti della scuola.

In conclusione, ciò che rende “profetica” la partecipazione educativa e segno di “amore preveniente” possiamo sintetizzarlo in quattro connessioni tra loro complementari:

a) Educazione e socialità: in una società individualizzata (Z. Bauman) come la nostra, sempre più disgregata e sfarinata, è chiaro che il legame educativo diventa una scelta “controcorrente” perché svolge una funzione ri-socializzante e di ricostruzione del tessuto comunitario (dall’io al noi).          Istituto Tecnico Informatica 

b) Educazione e futuro: nella nostra società caratterizzata dalla “dittatura del presente” (Marc Augé), l’oblio del passato si aggiunge alla rimozione del futuro. La pubblicità rafforza tale presentismo: life is now! In tale ambiente l’unica forza che contrasta tale sistema riproponendo l’interrogativo sul futuro è l’educazione (si pensi al compito di discernere le “res novae”).

c) Educazione ed etica pubblica: nella nostra società plurale e complessa abbiamo bisogno per poter coabitare e con-vivere di regole condivise di etica pubblica. Questo vale per tutte le generazioni, giovani e adulti. Nessuno ha il monopolio dell’etica, neanche i cattolici. Bisogna allora valorizzare il principio di “laicità” liberandolo dal retaggio illuministico e ridefinendolo secondo uno statuto più avanzato che sia espressione di credenti, non credenti e diversamente credenti.

d) Educazione e politica: da qualche tempo si assiste in Italia al distacco della società e delle nuove generazioni dalla politica. Negli ultimi mesi è cresciuta un’ondata di antipolitica che ha trovato voce negli schiamazzi del grillismo. A questa crisi di sistema anche il mondo cattolico sta cercando di offrire un contributo orientato al “bene comune” come via di rinascita per il paese.               Scuola Tecnica Turismo 

Alla luce di queste (ma anche di altre...) connessioni sociali dell’educazione acquistano maggiore chiarezza e significato le inquietudini e le incertezze che vivono i giovani di oggi. Ma ripartendo da queste connessioni diventa anche più ragionevole capire perché sia più opportuno avvantaggiare certe strategie educative invece che altre per orientare i giovani al futuro.

 

 

 


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